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dal 1 al 30 settembre 2015

Nel cinquantenario della morte di Giorgio Morandi, l’Istituto centrale per la grafica edita un volume Morandi in Calcografia che riproduce la singolare vicenda storico-critica legata alla presenza, nell’Istituto centrale per la grafica, del nucleo di matrici autografe di Giorgio Morandi. Il volume comprende anche il catalogo completo delle matrici dell’artista.

Per la stessa occasione l’Istituto dedica alla produzione incisoria del Maestro un’esposizione, Morandi in Calcografia, aperta al pubblico dal 10 giugno fino al 31 luglio 2015. La novità della mostra, curata da Fabio Fiorani e Ginevra Mariani, risiede nella scelta di esporre prevalentemente le matrici incise dall’autore, conservate nella Calcoteca dell’Istituto, sulle quali è stato svolto un attento lavoro di restauro e revisione catalografica.

Morandi in Calcografia ripercorre le tappe del rapporto tra l’artista e l’istituzione collezionistica della grafica – sottolinea la direttrice dell’Istituto centrale per la grafica, Maria Antonella Fusco – un percorso che si svolge in parallelo alla mostra Morandi 1890-1964, a cura di Maria Cristina Bandera, attualmente in corso al Vittoriano”.

Il corpus delle matrici del Maestro conservato in Istituto ammonta a 101 lastre, tra rami e zinchi e poiché Giorgio Morandi in alcuni casi incideva le matrici su entrambi i lati, le superfici incise sono in totale 108; a queste si aggiungono 19 figurazioni incise e poi biffate perché non riconosciute dall’artista, e 3 lastre su cui l’immagine è scalfita ma non morsa dall’acido.

Le lastre incise sono pervenute alla Calcoteca dell’Istituto grazie a tre donazioni che si sono susseguite dal 1949 al 2010. La prima donazione risale all’epoca in cui il direttore della Calcografia Nazionale, Carlo Alberto Petrucci, invitava Morandi a lasciare le matrici in Calcografia, accanto a quelle di Marcantonio Raimondi, Agostino Carracci, Salvator Rosa e Giovan Battista Piranesi. Morandi accettava l’invito scegliendo 75 lastre incise che a suo giudizio erano le più rappresentative del suo percorso di artista. Un gesto denso di significato che, di fatto, definiva già il suo catalogo.

La seconda donazione risale al 1990. In seguito alla mostra di stampe Morandi. L’opera grafica. Rispondenze e variazioni, curata da Michele Cordaro e inaugurata quell’anno in Calcografia, la sorella dell’artista Maria Teresa donò all’Istituto altre 20 matrici. La mostra fu un’occasione per avviare gli studi sullo stato di conservazione delle lastre, ai quali fece seguito la ricognizione analitica dell’intera opera incisa, condotta sempre sotto la guida di Michele Cordaro. Il complesso lavoro svolto fu presentato nel catalogo ragionato che accompagnò la mostra.

Infine nel 2010 Carlo Zucchini, garante dell’eredità Morandi, ha donato all’Istituto documenti e sei lastre autografe. Tra queste cinque inedite e una che costituisce la fortunata riscoperta del rame della Natura morta in un tondo del 1942, eseguita per le edizioni della Galleria Il Milione di Milano, data per distrutta nel catalogo generale delle stampe. In mostra anche alcune foto realizzate da Luigi Ghirri nel 1990 allo studiolo di Morandi. Una serie di 10 stampe fotografiche, dal titolo Studio Morandi (Bologna), furono acquisite infatti dall’Istituto nel 2009, selezionate dallo stesso Ghirri. Le foto ritraggono gli oggetti appartenuti al pittore, lasciati intatti alla sua morte, nell’atelier di via Fondazza. Il volume è edito da Campisano Editore, Roma 2015, ed è a cura di Fabio Fiorani e Ginevra Mariani.

Sede della mostra  Roma, Calcografia – Museo didattico,  via della Stamperia, 6

Inaugurazione 9 giugno 2015 ore 18,00

Date dal 10 giugno al 31 luglio 2015 e dal 1 al 30 settembre 2015 – proroga: dal 1 ottobre al 1 novembre 2015

Apertura al pubblico martedì – domenica, ore 10.00 -19.00 – chiusura settimanale: lunedi Lunedì 29 giugno la mostra sarà aperta ore 10.00 -19.00

Aperture straordinarie: Giornate Europee del Patrimonio sabato 19 settembre ore 10.00-14 /15-19 / 20.00-24.00 – domenica 20 settembre ore 10.00-14 /15-19

Ingresso libero

Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione Angelina Travaglini  con la collaborazione di  Roberta Ricci tel. 06 69980238

 

  
Giorgio Morandi Natura morta in un ovale, 1942

Natura morta in un ovale, 1942 – rame

Giorgio Morandi Fiori in un cornetto su fondo ovale, 1929

Fiori in un cornetto su fondo ovale, 1929 – rame

Giorgio Morandi Paesaggio del Poggio, 1927

Paesaggio del Poggio, 1927 – rame

Giorgio Morandi - La strada bianca ,1933

La strada bianca, 1933 – rame

 

Il Quaderno delle tirature di Morandi

Fabio Fiorani

“ Mentre facevo ricerche per un altro progetto, infatti, la sorella di Morandi, Maria Teresa, mi permise di consultare quello che lui chiamava il suo registrello, in cui era documentata la vasta rete di amici, mecenati e contatti durante gli anni a cavallo tra le due guerre. I nomi scritti nel registrello, redatto a partire dal 1927, comprendevano molte personalità del governo Mussolini, smentendo così non solo l’immagine del Morandi eremita che lui stesso, ed altri, avevano cercato di accreditare, ma anche la sua dichiarazione che nessuno gli aveva dato noia durante il ventennio fascista, perché, a suo dire: “lo consideravano solo un semplice professore di incisione di provincia che non cercava alcun riconoscimento ”. da, Janet Abramowicz “ Giorgio Morandi: The Art of Silence ” cfr la traduzione della Prefazione qui ripubblicata insieme al I capitolo “Un mondo in uno studio: L’Arte Povera”.

Abbiamo riportato il passo di Janet Abramowicz, ultima assistente di Morandi prima del suo ritiro dall’insegnamento all’Accademia di Belle Arti di Bologna, che bene riassume il valore documentario e d’archivio che ha il registro nel quale l’Artista era solito annotare la tiratura delle sue acqueforti. Ad esaurimento della tiratura delle matrici, al massimo non più di 50 esemplari per soggetto, era solito segnare l’intera pagina con la parola tiratura esaurita, o soltanto esaurita.

Il registro, stretto e lungo (cm. 10,5 x cm. 31; aperto a piena pagina cm. 21 ) consta di 114 pagine. Ogni soggetto è descritto dal titolo e spesso da uno schizzo a matita che ricorda il soggetto inciso. Soltanto per i soggetti pubblicati nel libro di Vincenzo Cardarelli Il sole a picco edito a Bologna nel 1930, è riportata una riproduzione tratta dall’illustrazione del libro. La descrizione iconografica dell’opera può essere collocata sulla colonna di sinistra o su quella di destra, secondo degli esemplari tirati per ogni soggetto. Segue quindi la numerazione e l’indicazione dei soli cognomi, in alcuni casi preceduti dall’indicazione della professione svolta, delle persone a cui erano destinati gli esemplari stampati, sia di quelli donati che di quelli venduti.

Si tratta quindi di un registro dove a partire dal 1927 Morandi, in modo ordinato e meticoloso, annota la tiratura delle sue matrici, che avveniva in Calcografia sotto la direzione attenta di Carlo Alberto Petrucci, che risulta il destinatario di un esemplare per ogni soggetto stampato.

Il registrello è entrato a far parte delle collezioni dell’Istituto nel 1990, in occasione della mostra tenutasi nei locali della Calcografia a cura di Michele Cordaro, a cui va il nostro pensiero affettuoso per l’impegno e la guida scientifica nello svolgimento del complesso lavoro allora intrapreso. Il dono si deve alla generosità di Maria Teresa Morandi, sempre attenta alle vicende umane e professionali del fratello Giorgio, che in quella circostanza ebbe a donare un ulteriore nucleo di matrici che si andò a fondere a quello composto dalle 75 lastre lasciate da Morandi. E’ sufficiente sfogliare il quaderno, oggi reso noto per la prima volta, per comprenderne il valore, non solo per i dati in esso raccolti, ma soprattutto perché illustra ampiamente quanto l’artista ritenesse fondamentale seguire personalmente ogni più piccola frazione del suo lavoro legato all’incisione. Da quanto si evince dalla tavola di concordanza, mancano al registro 13 soggetti, che ottennero comunque una tiratura e di cui l’Istituto detiene le matrici. Ciò non toglie però, che il quaderno si presenta nella sua integrità più che completo per l’insieme dei dati riportati. Dai cognomi presenti si può agevolmente riscontrare quante personalità Morandi incontrò durante il suo lavoro e sfatare, come affermato dalla stessa Abramowicz, la leggenda dell’orso rinchiuso nella sua tana lontano dal mondo. La sua attenta lettura e il suo studio, darà l’opportunità agli studiosi e agli estimatori dell’opera incisa, di incrociare più informazioni e chiarire sempre meglio l’universo creativo dell’Artista.

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