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Favola di Amore e Psiche. Venere e Amore

Fotografie, Scheda Opera

Adolphe Braun & C.ie (1877-1928)

Favola di Amore e Psiche. Venere e Amore

1869 (stampa 1877 ca.)

stampa al carbone (da negativo al collodio)

470 x 370 mm

FP 403

L’ICG conserva un nucleo di 12 fotografie appartenenti a una delle prime serie dedicate al ciclo di affreschi nella Villa Farnesina, realizzate nel 1869 dalla celebre ditta alsaziana fondata da Adolphe Braun (1812-1877), che si impose nella seconda metà dell’800 nell’ambito della riproduzione dell’opera d’arte, in particolare per la sua specializzazione nell’uso del procedimento al carbone. Introdotto nel 1855 e perfezionato nel 1864, questo sofisticato procedimento ai pigmenti, sfruttando la fotosensibilità della gelatina trattata con bicromato di potassio e unita a pigmenti colorati, ovviava ai problemi di instabilità delle emulsioni ai sali d’argento e permetteva la realizzazione di stampe cosiddette “inalterabili” di eccezionale qualità. Queste opere furono acquistate dalla Regia Calcografia alla fine degli anni Settanta dell’800 per supportare, insieme ai disegni preparatori, l’opera degli incisori di “traduzione”, chiamati a rappresentare le opere d’arte dei grandi Maestri. In particolare, questa serie si ricollega direttamente all’elaborazione di una serie di incisioni, in otto tavole, dedicate agli affreschi della loggia, programmata nel 1877 e poi realizzata da diversi incisori tra il 1898 e il 1916, ultima opera editoriale “di traduzione” commissionata dell’istituzione romana, a testimonianza  della crisi e dell’obsolescenza dell’incisione nei confronti dei progressi tecnici compiuti dalla fotografia e della sua maggiore fedeltà nella riproduzione dell’opera d’arte.
Il soggetto qui raffigurato – uno dei dieci pennacchi della volta della Loggia, in cui si svolgono gli episodi della mitica favola inclusa nell’opera “L’Asino d’oro” di Apuleio – illustra l’inizio del ciclo degli affreschi, con Venere che proibisce ad Amore di stringere nozze con Psiche, ordinandogli di farla bruciare di un amore volgare, per punirla della passione che la fanciulla ha concepito per il dio.