Nato nel 1932 a
Milano, Giorgio Upiglio nel 1945 comincia ad aiutare il padre Emilio
e lo zio, Raffaele Cervone, nei laboratori dell'Atlas (Arti Tipo-litografiche
Ambrosiane Società). All'apprendistato tipografico in Atlas affianca
presto l'interesse e la curiosità per la stampa originale (che
prevede l'intervento diretto dell'artista nella creazione e incisione
della matrice).
Il torchio, acquistato nel 1950, serve a realizzare le prime stampe
di Gianni Brusamolino, Piero Leddi e Renato Volpini. Dopo anni di sperimentazioni
il passo decisivo verso la creazione dell'atelier risale al marzo del
1962, quando Upiglio fonda, in società con Mario Tringali e Loris
Giacomessi, la stamperia Grafica Uno, il cui nome deriva dalle sue stesse
iniziali, utilizzando i torchi presenti nella storica e tanto celebrata
sede di via General Fara 9.
Fra i primi lavori della Grafica Uno si ricordano il già citato
Work in progress (1962), la cartella La giornata provvisoria (1964)
con acqueforti e litografie, realizzata con Brusamolino. Di questi anni
è pure l'incontro con Giancarlo Pozzi, stampatore e poi artista,
il cui primo lavoro con Upiglio è un libro d'artista, La dignità
delle pietre del 1964; Pozzi diventerà uno dei suoi più
stretti collaboratori.
Al 1965 risale l'apertura, nelle vicinanze dello studio Grafica Uno,
dello Studio Marconi e proprio Giorgio Marconi, amico di Upiglio, funge
da tramite fra la stamperia e i giovani artisti milanesi. Sono gli anni
dell'attività incisoria con, tra gli altri, Enrico Baj, Valerio
Adami, Hsiao Chin. A loro volta questi artisti furono, in molte occasioni,
il tramite per altri incontri e nuove collaborazioni. Frattanto l'atelier
Grafica Uno di via Fara stava acquistando crescente rilevanza entrando
sempre più in contatto diretto con le più salienti emergenze
artistiche nazionali e internazionali. Artisti come Emilio Scanavino,
Cesare Peverelli, Mario Rossello, Agenore Fabbri trovano Upiglio come
naturale interlocutore per realizzare cartelle e libri d'artista.
Albisola, dove entrambi soggiornavano, da una parte e, con tutta probabilità,
Arturo Schwarz dall'altra, favorirono l'incontro fra Giorgio Upiglio
e Lucio Fontana, la cui collaborazione si avvia con la realizzazione
di Serie Rosa (1966) e continua- lo stesso anno- con uno dei libri più
complessi e ricercati della stamperia: L'albero poeta, frutto della
collaborazione di Fontana, Baj, Cascella, Cavaliere, Crippa, Novelli,
Perilli, Giò e Arnaldo Pomodoro, Somaini, con testi di Guido
Ballo. Se Schwarz introdusse Duchamp e Man Ray alla stamperia, fu però
un editore, Einaudi, a condurvi Alberto Giacometti con Lamberto Vitali.
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Gli anni
che seguono vedono il nome e la fama di Upiglio crescere e diffondersi
ormai a livello internazionale: è così che il suo atelier
vede all'opera molti dei maggiori artisti contemporanei, d'ogni provenienza.
Il listino della stamperia si accresce sommando nuove presenze: De Chirico,
Minguzzi, Joe Tilson, Cantatore,
Grass, Claire Falkenstein, Korompay, Giorgio Soavi, Sutherland e via enumerando.
Alcuni artisti diventano presenze costanti, altri realizzano con Upiglio
opere particolari.
Nel 1970 Upiglio pubblica la cartella El circulo de piedra, con poesie
di Carlos Franqui e litografie di Adami, Calder, Camacho, Càrdenas,
César, Corneille, Errò, Jorn, Kowalski, Lam, Mirò,
Pignon, Rebeyrolle, Tápies, Vedova e Le gambe di Saint Germain
scritto da Osvaldo Patani e illustrato da Dino Buzzati.
A Giorgio
Upiglio, inoltre, si deve la maggior produzione di libri d'artista degli
ultimi decenni a Milano. L'Atelier Upiglio dal 1962 ha pubblicato, tra
cartelle e volumi, un listino di oltre 90 titoli. Dando rilevanza proprio
a questo aspetto particolare e per sottolineare il ruolo svolto in questi
anni in Milano, nel 1985, gli viene dedicata una mostra monografica alla
Rotonda di via Besana.
Ancor oggi la sua stamperia è luogo d'incontro e un polo creativo
per artisti di nuova generazione e per maestri d'ogni dove di primaria
grandezza. Ha scritto in proposito Leo Lionni: "Nessuno meglio di
Giorgio impersona la nuova figura del maestro artigiano. … Non come uomo-strumento,
ma come collaboratore che con la sua generosa disponibilità a nuovi
interrogativi, l'intuizione di possibili risposte e la elaborazione di
nuovi mezzi partecipa vitalmente alle invenzioni del processo creativo".
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