Vetrine alla Calcografia 2003

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Vetrine alla Calcografia è lo spazio dedicato all’arte contemporanea vista dal punto di osservazione dell’Istituto Nazionale per la Grafica. Interamente concepito all’interno di questo museo, della sua identità, delle tecniche (grafiche, calcografiche, fotografiche) su cui esso si fonda, della loro storia e della loro attualità. Finanziato dalle risorse del Minstero per i Beni e le Attività Culturali, attraverso la DARC (Direzione per l’Architettura e l’Arte Contemporanee), e dal contributo strutturale della Fondazione San Paolo di Torino per la Cultura la Scienza e l’Arte. E’ un progetto decennale, giunto alla sua terza edizione. Ha prodotto finora 9 mostre che, oltre la sede di Roma, hanno coinvolto, in successive edizioni, a Torino, l’Archivio di Stato e a Munster, il Landesmuseum.

Questa del 2003 è un’edizione di crisi. I principali e disparati elementi di difficoltà dell’istituzione, quali le immense trasformazioni culturali in atto, le incertezze economiche e finanziarie nazionali, il sempre più vasto e contraddittorio ricorso della società italiana all’arte contemporanea, richiedono la ricerca di risposte al vertiginoso rinnovamento dei valori stabiliti. Specificamente, la moltiplicazione di iniziative, luoghi e modi di manifestazione dell’arte attuale, determinano la necessità, per la Calcografia, di rinnovare l’affermazione della sua specifica identità. Verificare ulteriormente il proprio schema interpretativo costituito è una reazione tipica di una situazione d’emergenza, indispensabile per tentare di adeguare la propria funzione di storia rispetto alla straordinaria ed ingovernabile dinamicità del presente.

Per questa ragione l’edizione delle Vetrine alla Calcografia presenta quest’anno l’opera di un grande protagonista dell’arte moderna come Salvatore Scarpitta, letto attraverso una visuale totalmente inedita, quale la completa retrospettiva della sua opera su carta: fasi omogenee della sua produzione artistica in cui si è espresso col disegno e specifici episodi in cui ha utilizzato la stampa e la fotografia.

Scarpitta, così originale, precorritore ed esplosivo in ogni fase della sua diversificata attività, da non avere neppure concesso il tempo critico per riconoscere la sua grandezza, risulta oggi uno dei maggiori nodi irrisolti nella consapevolezza del presente artistico.

L’attività di committenza della Calcografia, la sua capacità di produzione artistica, mettendo a disposizione degli artisti i contenuti concettuali e tecnici della propria identità e, quando necessario, i mezzi della propria stamperia, è rappresentata dalla mostra L’officina della Calcografia

Di fronte alla crisi della cultura che questa edizione di Vetrine alla Calcografia recepisce e si sforza di interpretare, il museo ha la possibilità o di difendersi, sviluppando entro le proprie interne contraddizioni la dinamica della propria decadenza o di trasferire la riflessione analitica, che è la forza principale della disciplina storico artistica, nel cuore del problema. La scelta della seconda ipotesi ha prodotto, quest’anno le produzioni che i questa occasione si presentano. Nel Palazzo della Fontana di Trevi saranno esposte le risposte di Maurizio Donzelli, vedovamazzei e Sislej Xhafa all’invito dell’Istituto a realizzare interventi sui temi tecnico estetici ad esso attinenti.

Conseguentemente con le relative poetiche, le loro reazioni sono molto differenziate: Maurizio Donzelli, con Spettacolo di niente, ha realizzato un’edizione di grafica all’acquaforte ed acquatinta, Vedovamazzei hanno impiegato l’acquerello su carta in This is what you want, this is what you get, Sislej Xhafa, con See no evil/ hear no evil/ speak no evil, un intervento che, in ragione della propria immediatezza, verrà reso noto esclusivamente al momento della sua manifestazione, il 9 dicembre, giorno di inaugurazione delle quattro mostre.

 

NOTIZIE UTILI

Apertura al pubblico 10 dicembre 2003 – 1 febbraio 2004

Orario: tutti i giorni 10 – 19

Roma, Calcografia – Via della Stamperia, 6

Roma, Palazzo Fontana di Trevi – Via Poli, 54

Biglietto di ingresso: intero Euro 5 – ridotto Euro 3

Visite guidate Sirio Art tel. 06 5122601

 

Catalogo Catalogo Edizioni Mazzotta, Milano

 

Informazioni tel. +39 06 699801

Ufficio Stampa I.N.G. Marcella Ghio tel +39 06 69980238

fax +39 06 69921454

m.ghio@inggrafica.it

Ufficio stampa mostra Roberto Begnini tel +39 06 69190880

fax +39 06 69925790

rbegnini@tiscali.it

Alessandra Pozzi – Ed. Mazzotta

tel. 02 8055803 ufficiostampa@mazzotta.it

Sponsor

Per la realizzazione dell’intera serie decennale, al Ministero per i Beni e le Attività Culturali

si affiancherà il sostegno finanziario della Fondazione per l’Arte della Compagnia San Paolo di Torino

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SALVATORE SCARPITTA Opere su carta

Roma, Istituto Nazionale per la Grafica, Calcografia

Via della Stamperia, 6

10 dicembre 2003 – 1° febbraio 2004

Torino, Archivio di Stato Piazza Castello, 209

25 febbraio – 28 marzo 2004

COMUNICATO STAMPA

Martedì 9 dicembre 2003 alle ore 18 inaugura, presso l’Istituto Nazionale per la Grafica, l’edizione 2003 di Vetrine alla Calcografia con l’esposizione dedicata a SALVATORE SCARPITTA. La mostra si terrà successivamente a Torino presso l’Archivio di Stato (febbraio – marzo 2004). L’edizione di quest’anno è dedicata all’artista Salvatore Scarpitta, uno dei grandi protagonisti del secondo Novecento che, a partire dagli anni Cinquanta, tra Roma e gli Stati Uniti, ha messo a segno con la sua opera alcuni degli atti più innovativi ed individuali dell’arte del dopoguerra. La mostra affronta la personalità di Scarpitta attraverso lo studio della sua opera su carta, soprattutto disegno, con alcune incursioni nella stampa e nella fotografia. Tra 1950 e 1960 il disegno dialoga con la sua pittura, con interventi fortemente innovativi. Poi, fa nuovamente la sua irruzione a fasi omogenee, in diversi periodi, trattando specifici soggetti: Racer nel 1963, di nuovo, durante gli anni Ottanta, soggetti di mitologia automobilistica, Titanic nel 1985, San-di-no nel 1985, Progetti per Gibellina nel 1988. Questa mostra costituisce l’occasione per recuperare le esperienze di Scarpitta con la stampa: dalle incisioni di studio della tecnica, al momento dell’esordio, a improvvise curiosità fotolitografiche, come Incident at Rimini degli anni Ottanta. Infine, la fotografia, nello strepitoso trittico Sal is racer, autoritratto in veste di pilota del 1985. Esponendo questa parte meno nota dell’arte di Scarpitta, la mostra propone di leggerne la multiforme attività artistica dallo specifico punto di vista di un museo come la Calcografia che, per tradizione, colleziona e studia il disegno, la stampa e la fotografia nelle loro vicendevoli relazioni. Impostazione inconsueta per un artista che nel corso del tempo ha utilizzato, con la libertà più esplosiva e spregiudicata, materiali, tecniche e forme sempre più lontane dalla tradizione. Scarpitta si afferma inizialmente come pittore, dapprima caratterizzato da una figuratività violentemente sintetica, poi orientata sempre più radicalmente verso la disintegrazione formale, in un espressionismo astratto di formidabile energia (in mostra sono esposti fogli in gran parte inediti che illustrano compiutamente questa evoluzione). Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, abbandona queste esperienze come se avessero esaurito per lui la capacità di presa sul reale. Allora, rompe gli equilibri del proprio stesso linguaggio attribuendo ai materiali della propria arte la consistenza di oggetti. Dal 1958 inizia a tendere le tele monocrome in estroflessioni, successivamente le taglia in fasce che trasformano la pittura in oggetto plastico. Su questa via procede ricercando il modo di dare ai contenuti della sua arte una realtà più diretta. Ricercando un rapporto originario ed innocente con l’esperienza ed il sentimento esistenziale, le sue forme assumono figura di autentiche automobili da corsa, poi slitte, sci. Talvolta sono oggetti di un’assurda completezza e verosimiglianza, costruisce ad esempio vere macchine da competizione, che altrove diventano monumenti di catastrofici incidenti, totem di energie esplose e ferite. Scarpitta utilizza una straordinaria energia vitale come il mezzo più umano, semplice e diretto, per esprimere il pensiero artistico. Afferma che “Essere artisti è avere i riflessi pronti: in questo senso siamo vicini ai corridori…”. L’opera su carta, nei momenti in cui la sua inventiva ha specificamente bisogno di questo mezzo, costituisce una continuità di riflessione tra le esperienze più anomale. Risulta, anzi, una chiarissima chiave di interpretazione di materiali e di forme. Il suo disegnare è altrettanto multiforme e diversificato delle sue opere polimateriche. Per questa ragione, la mostra presenta, in contrappunto con le carte, alcune tele del 1958 o opere in tecniche miste dei primi anni Sessanta (Headgear for Artists 1958, Body Press 1963) e successivi (il trittico Contracker del 1986). “We are running this year. We’re going to race”: quest’esclamazione, che riveste nella poetica di Scarpitta il significato di una dichiarazione estetica, coinvolge totalmente anche tutta la sua produzione grafica e fotografica. Per la realizzazione dell’intera serie decennale di Vetrine alla Calcografia (2000-2010), al Ministero per i Beni e le Attività Culturali si affianca il sostegno finanziario della Fondazione San Paolo di Torino per la Cultura, la Scienza e l’Arte.

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Salvatore ScarpittaAuto, 1952inchiostro e tempera su carta, cm. 46,5×66,5

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Salvatore ScarpittaProgetto per Ghibellina (Racer 59), 1988inchiostro di china e tempera su carta, cm.49,8×64,8

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Salvatore ScarpittaMotocicletta, 1950tempera su carta, cm. 68×85

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Salvatore ScarpittaPilota, 1983inchiostro su carta, cm.60,5×45,5

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Salvatore ScarpittaSenza titolo, 1956tempera su carta, cm. 48,5×71

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Salvatore ScarpittaSenza titolo, 1960inchiostro di china e olio su carta, cm.70×100

MAURIZIO DONZELLI SPETTACOLO DI NIENTE

Roma, Istituto Nazionale per la Grafica,

Palazzo Fontana di Trevi Via Poli, 54

10 dicembre 2003 – 1° febbraio 2004

COMUNICATO STAMPA

Martedì 9 dicembre 2003 alle ore 18 inaugura, presso l’Istituto Nazionale per la Grafica, l’edizione 2003 di Vetrine alla Calcografia con l’esposizione dedicata a MAURIZIO DONZELLI. Tutta l’opera di Maurizio Donzelli (nato nel 1958 a Brescia, città dove vive e lavora) è una riflessione filosofica sull’arte. Una riflessione non astratta, ma attuata nell’esecuzione dell’opera. Da vari anni, il principale oggetto di speculazione estetica di questo artista è il disegno. E’ il suo mezzo intellettuale e tecnico per avvicinare il più possibile la realtà delle cose. “Il disegno è punto delicatissimo di memoria, è intuizione, è un respiro, un varco tra noi e l’intorno” dice Maurizio Donzelli. Il lavoro di Donzelli su questo tema inizia con Macchina dei disegni, progetto sviluppato in varie edizioni dal 2000 al 2001: un’installazione chiusa, che al suo interno occulta l’artista, produttore continuo di immaginazione grafica, sotto la sollecitazione imprevedibile dei visitatori. E’ un’operazione che indaga le potenzialità narrative del disegno al culmine della relazione tra simmetrici desideri: quello inventivo, per l’artista, quello recettivo, per il pubblico. E’ anche un’opera chiave del suo considerare il disegno come il mezzo tecnico con cui fare risuonare il cosmo nell’opera. Seguono successivi sviluppi, entro questa concezione organica del disegno, che conducono all’acquaforte realizzata per l’Istituto Nazionale per la Grafica nel 2003. La mostra Spettacolo di niente è la presentazione del multiplo, inciso e tirato e edito nella stamperia della Calcografia . dal calcografo Antonio Sannino) in 40 esemplari e 10 prove d’artista. E’ la prima edizione prodotta dal ciclo L’Officina della Calcografia. In mostra vengono accostate le opere grafiche e videocinetiche che ne costituiscono i precedenti. La mostra traccia così un discorso complessivo degli elementi poetici dell’Artista più attinenti alle problematiche dell’Istituto Nazionale per la Grafica: dal video Indugio 2001 a Risonatori, serie di acquerelli e tecniche miste su carta, ai disegni cangianti Mirrors, ai recenti disegni in vetrofusione, al video Spettacolo di niente. Sperimentatore di materiali diversi, Donzelli ha realizzato per la mostra anche un esemplare stampato su feltro della matrice della Calcografia

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Maurizio DonzelliAstronauti di se stessi, 2001acquarello su carta, cm 37×37

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Maurizio DonzelliRisonatore cosmico, 2002acquarello e inchiostro su cartone

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Maurizio DonzelliOrfeo fiorito, 2002vetrofusione piana, cm 53x89x1,2

 

SISLEJ XHAFA see no evil / hear no evil / speak no evil

Roma, Istituto Nazionale per la Grafica,

Palazzo Fontana di Trevi Via Poli, 54

10 dicembre 2003 – 1° febbraio 2004

COMUNICATO STAMPA

Martedì 9 dicembre 2003 alle ore 18, presso l’Istituto Nazionale per la Grafica, inaugura la mostra di SISLEJ XHAFA, nell’ambito del ciclo L’Officina della Calcografia. Sislej Xhafa non rivela mai preventivamente cosa il pubblico vedrà o cosa accadrà alle sue mostre prossime. Il carattere della sua arte evita appunto l’uso di forme di pensiero artistico che siano identificabili con concetti o tecniche pre stabilite e perciò descrivibili o presumibili prima della loro manifestazione. Ciò che è noto sono i temi proposti, perché sono quelli basilari del funzionamento dell’officina della Calcografia, cioè i problemi strutturali sui quali l’Istituto Nazionale per la Grafica chiede l’intervento degli artisti: le ipotesi di significazione linguistica delle tecniche calcografiche, l’attrito tra problematiche interne al museo e all’arte e realtà esterna. Il lavoro sarà perciò il risultato dell’incontro tra i contenuti della Calcografia, i più radicati e istituzionali possibile (la storia, le tecniche, i materiali, precisati sull’ubicazione in Roma e sulla sua cultura) e Sislej Xhafa, il quale ha fatto del transito, della migrazione, del rivolgimento della stabilità i principali temi della sua espressione. Sarà un incontro acceso all’estremo e imprevedibile, dato il radicalismo dei protagonisti (monumentale la sistematicità e il radicamento del Museo; immediato ed imprevedibile il nomadismo di Xhafa). Il lavoro di Xhafa può consistere di qualsiasi mezzo o situazione, perché nessun condizionamento, neppure proveniente dalla cultura e dalla conoscenza costituita, possa mediare l’impatto della sua espressione. Diffida perfino, nel definire il proprio lavoro, l’identificazione nella categoria di arte. “Mi servo della creatività per radiografare e mettere in discussione le istituzioni, l’economia, il turismo, la legalità imposta e l’illegalità imposta, le relazioni geografiche”. Nato nel 1970 a Peje, in Kosovo, Sislej Xhafa lascia il suo paese nel 1988. Arriva a Londra, quindi si trasferisce a Firenze ed infine a New York, è in queste tre città che avvengono le più importanti esperienze di studio artistico. Da allora vive in continuo movimento tra New York e varie città italiane, tra cui soprattutto Roma, essendo questi i luoghi che al momento maggiormente lo interessano per le loro contraddizioni.

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Sislej XhafaElegant SIck Bus, 2001perfomance Biennale di Istanbul

Xhafa_Padiglione Clandestino

Sislej XhafaPadiglione Clandestino Albanese, 1997perfomance XLVII Biennale di Veneziafotografia cm 150×70

Xhafa_Pleasure our flowers

Sislej XhafaPleasure our flowers, 2000Installazione per la mostra Over the edges S.M.A.K., Gent

VEDOVAMAZZEI This is what you want, this is what you get

Roma, Istituto Nazionale per la Grafica,

Palazzo Fontana di Trevi Via Poli, 54

10 dicembre 2003 – 1° febbraio 2004

COMUNICATO STAMPA

Martedì 9 dicembre 2003 alle ore 18, presso l’Istituto Nazionale per la Grafica, inaugura la mostra di VEDOVAMAZZEI, nell’ambito del ciclo L’Officina della Calcografia. Stella Scala e Simeone Crispino sono nati rispettivamente nel 1964 e nel 1962. Lavorano dal 1991 a Milano, col nome di vedovamazzei. Il loro lavoro si basa sul rifiuto dei pregiudizi convenzionali, sia nella conoscenza delle cose che nella loro espressione. Di conseguenza, il duo vedovamazzei non adotta nessuna definizione tradizionale di arte e nessuna tecnica esclusiva. Utilizza i materiali e le pratiche più diverse come la pittura, il disegno, l’acquerello, il video, l’installazione , l’azione scenica, i media fotografici, secondo le necessità di volta in volta richieste dal progetto artistico da realizzare. La committenza da parte dell’Istituto Nazionale per la Grafica, nell’ambito del ciclo L’Officina della Calcografia, consiste nel porre agli artisti prescelti, come tema e problema, i concetti comuni della propria identità: i fondamenti estetici, le situazioni pratiche e le tecniche propri dell’Istituto, come oggetti tematici da trattare in piena libertà inventiva. La risposta di vedovamazzei è consistita nel discorso rappresentato da questa mostra. La mostra parte da una selezione degli acquerelli Storia naturale di vedovamazzei, lavoro sviluppato dal 1991al 2002 e comprendente, nella sua complessità, l’indagine conoscitiva su se stessi, i progetti artistici realizzati e quelli ancora a livello di ipotesi della fantasia, altre a vari altri temi di particolare proliferazione inventiva. La riflessione sul disegno segue con i Quaderni californiani 2003, per arrivare al progetto specificamente realizzato sulla Calcografia, trasformandone i processi estetici ed operativi, gli spazi e i funzionamenti, nella configurazione di un’attività ludica. Vedovamazzei trasformano l’istituzione calcografica nella parvenza di una sala giochi alla conclusione di un originalissimo processo estetico in cui dissacrando e risacralizzando, bruciano ed esaltano tutti i concetti loro proposti dalla committenza. In coincidenza con la mostra, vede la luce il libro Storia naturale di vedovamazzei, curato da Mirta D’Argenzio e edito da Trolley (Londra – Venezia 2003). Questa pubblicazione, che restituisce l’aspetto completo dell’esecuzione dell’opera come una specifica “storia naturale”, è il punto di avvio per la riflessione dei due artisti alla Calcografia e sarà presentato al pubblico nel corso della mostra.

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After love7,80 x 6,70 x 3,20 mlegno/vetro/tegoleistallazione(è la casa asimmetrica di B. Keaton)