Matrici incise dal ‘500 al ‘900

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MATRICI INCISE DAL ‘500 AL ‘900

DELL’ISTITUTO NAZIONALE PER LA GRAFICA

DA STRUMENTO DI PRODUZIONE A BENE STORICO ARTISTICO

Palazzo della Fontana di Trevi Piazza Poli, 54

Roma 26 maggio – 27 giugno 2004

Nel giugno 2003 si sono conclusi i lavori finalizzati a dotare l’Istituto Nazionale per la Grafica di un’adeguata Calcoteca e a dare sistemazione museografica alle oltre 23000 matrici incise delle sue raccolte: lavori complessi, protrattisi per circa venticinque anni, che hanno richiesto sinergie di molteplici e diverse professionalità per la strutturazione degli spazi, l’elaborazione e attuazione del progetto espositivo, l’analisi, classificazione, inventariazione e restauro di gran parte delle lastre. Per informare su quanto è stato fatto e avviare un confronto dialettico con gli “addetti ai lavori” ma anche con diverse categorie di possibili fruitori, s’è organizzato nell’ambito della Settimana della Cultura un piccolo “evento” incentrato sulla lenta trasformazione della Calcoteca dell’Istituto da deposito a museo. Di tale evento la mostra Matrici incise dal ‘500 al ‘900 dell’Istituto Nazionale per la Grafica, progettata da Anna Grelle Iusco e Giuseppe Trassari Filippetto con intenti dichiaratamente didattici, fra le rarissime dedicate alle lastre incise, costituisce il momento centrale ma anche indubbiamente il più accattivante. Essa infatti offre un’immagine della raccolta di matrici di necessità circoscritta ma mediata da opere selezionate sulla base dell’eccezionale interesse storico artistico – e così di Marcantonio Raimondi, Ghisi , Annibale e Agostino Carracci, Falda, Specchi, Vasi Piranesi, Volpato, Rossini, fino a Carrà, Morandi e agli artisti delle tendenze più innovative – o delle discussioni ancora aperte sulla loro paternità, tipologia, cronologia, o delle particolari vicissitudini editoriali. L’esposizione si articola in cinque piccole sezioni: · 1738: il Fondo De Rossi; · produzione, acquisizioni e recuperi dal 1738 al 2000; · nuovi procedimenti per la moltiplicazione delle immagini; · utilizzazione intensiva delle lastre; · nuove metodologie per l’analisi e la conservazione delle matrici. Il criterio espositivo implica una chiave di lettura complementare a quella implicita nel volume a cura di Anna Grelle Iusco, La Calcoteca dell’Istituto Nazionale per la Grafica, con un excursus sulla raccolta di matrici incise (Artemide, Roma 2004) presentato ad introduzione della mostra. Nel volume essa è costituita dalla sequenza cronologica degli eventi verificatisi all’interno della Calcografia e in particolare dal progressivo accrescersi della raccolta per gli arrivi di nuove opere; qui, in mostra, è invece incentrata nella sequenza cronologica delle opere, indipendentemente dall’epoca d’acquisizione e dal fondo di appartenenza, pure indicati nelle singole didascalie. Le prime due sezioni consentono pertanto non soltanto di visualizzare taluni momenti fondamentali della formazione della raccolta, ad iniziare dal fondo De Rossi – il più antico e il più cospicuo, malgrado le decimazioni subite – ma anche di operare diretti confronti di ambiti culturali, stile, modalità del linguaggio grafico. La terza sezione propone un rapido accenno ai riflessi dell’ingresso nel mercato calcografico, dalla metà dell’Ottocento, della tecnica della duplicazione galvanica e, più tardi, sul finire del secolo, dell’affermarsi di quella della fotoincisione. La quarta tende a focalizzare l’attenzione su quanto può recuperarsi, a livello d’informazioni ma anche di immagini, dal rovescio delle lastre incise e propone esempi emblematici delle distruzioni e alterazioni di matrici, anche di artisti ben noti quali Giovanni Volpato, determinate dal riconoscimento in esse di un solo valore, quello di strumenti di produzione di stampe. La quinta introduce ai nuovi metodi di analisi delle matrici e di prevenzione dalla loro usura resi possibili dalla moderna tecnologia. Il catalogo è pubblicato da Artemide Edizioni.

Organizzazione Istituto Nazionale per la Grafica

Sede Roma – Palazzo Fontana di Trevi, Piazza Poli, 54

Durata 25 maggio – 27 giugno 2004

Orari di apertura 10 – 19 tutti i giorni

Informazioni e prenotazioni

Saranno effettuate visite guidate con modalità da definire per informazioni rivolgersi a: Alessandra Sgammini tel 06.69980222 e-mail a.sgammini@inggrafica.it

Biglietto La mostra sarà gratuita nella settimana dei Beni Culturali e in seguito sarà visitabile con il biglietto della mostra “La collezione del Principe”

intero 7,00 euro;

ridotto 5,00 euro: ridotto: per minori di 18 anni, scuole, studenti universitari (su presentazione del libretto universitario), gruppi (minimo 15 visitatori), giornalisti, militari in divisa, visitatori di età superiore a 65 anni; gratuito per: bambini fino a 6 anni, visitatori disabili e accompagnatore,giornalisti con tesserino, accompagnatori di gruppi, dipendenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (su presentazione della tessera di riconoscimento).

Catalogo Il catalogo è pubblicato da Artemide Edizioni formato cm. 17×24, pagine 64 prezzo di vendita Euro 12,00

Ufficio Stampa Istituto Nazionale per la Grafica Marcella Ghio tel. 39 06 69980238 fax 39 06 69921454

LA CALCOGRAFIA

Il 3 marzo 1738 si conclude, dopo una più che quinquennale trattativa, la vendita alla Camera Apostolica delle matrici, stampe e stigli della bottega di Filippo De Rossi “alla Pace”. Termina l’attività della più grande, ultracentenaria calcografia privata romana. Nasce la Calcografia Camerale, divenuta poi Regia e in seguito Nazionale. Il rapporto tra istituzioni e stampa calcografica si protende così dal controllo camerale già in atto attraverso la concessione di permessi e privilegi alla gestione diretta, benché non monopolistica, e all’intervento in prima persona nel mercato Per gran parte del secolo il nuovo Istituto rimarrà però di fatto nell’alveo metodologico e programmatico tracciato dai De Rossi, restringendo agli elementi di diretta evidenza l’impegno istituzionale di esaltazione del papato, del suo mecenatismo, della sua politica e delle manifestazioni del potere. Nel giugno 1837 l’ultimazione del palazzo in Via della Stamperia progettato da Giuseppe Valadier, ancora oggi sede della Calcografia Romana, pone termine ai ricorrenti traslochi dell’Istituto da un edificio all’altro di Roma. Ne risultano favorite, tra l’altro, l’intensa propositività e l’operatività che avevano caratterizzato fin dall’inizio la gestione del Valadier e che permarranno, con i successivi direttori, fino alla crisi d’identità innescata nell’ultimo quarto del secolo dalla progressiva affermazione della fotografia quale veicolo di messaggi culturali e politici, strumento d’una documentazione dei fatti artistici che con il ricorso a tale nuova tecnologia si auspicava di sottrarre alla soggettività della traduzione.

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Le sedi della Calcografia Camerale dal 1738 al 1837

1 Stamperia De Rossi “alla Pace”; 1738-’40

2 Locali in via Pié di Marmo: 1740-‘62

3 Palazzo Capranica alla Curia Innocenziana: 1762-’80

4 Palazzo della Stamperia Camerale: 1780-1811

5 Collegio di Propaganda Fide: 1811-’14

6 Nuovamente nel Palazzo della Stamperia Camerale: 1814-’31

7a Negozio in Via del Corso n. 139, per lo spaccio delle stampe: 1822-’31

7b Locali presso il Monte di Pietà n. 36, per il deposito e la stampa delle matrici: 1822-’38

8 Locali presso il Monte di Pietà anche per lo spaccio delle stampe e per gli uffici della Calcografia: 1831-’37

Non terminarono invece nel 1837 i trasferimenti della Calcoteca, sia pure entro l’ambito del palazzo di Via della Stamperia. La limitazione del riconoscimento del potenziale valore delle matrici alla sola funzione di strumenti indispensabili per la produzione delle stampe è chiaramente denunciata dall’assenza nel progetto del Valadier di un ambiente effettivamente adeguato alla loro conservazione ed a ciò riservato. Nel settembre 1838 le lastre vennero dunque depositate in un locale del piano terreno retrostante il “magazzino delle stampe”, tra il piccolo cortile che fronteggia l’attuale stamperia e il muro perimetrale di Palazzo Poli, che si rivelerà ben presto poco idoneo per eccesso d’umidità. Vi rimarranno sino al giugno 1869 quando se ne deciderà il trasferimento nell’attuale Stamperia: un grande locale, pertinente al contiguo edificio della Stamperia Camerale e reso accessibile dal palazzo della Calcografia, che inizialmente risulterà ottimale ma entro pochissimi anni verrà profondamente alterato dalla costruzione di un edificio nell’antistante cortile. Un nuovo trasloco le porterà successivamente in locali del primo piano, annessi alla Calcografia per una permuta intervenuta nel gennaio 1872. E qui si troveranno ancora nel 1975, come risulta da fotografie dell’epoca, al momento della fondazione dell’Istituto Nazionale per la Grafica.

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Nel 1975, in concomitanza con la fusione della Calcografia Nazionale e del Gabinetto Nazionale delle Stampe che ha dato origine all’attuale Istituto Nazionale per la Grafica, è stato concepito, e poco appresso s’è concretamente avviato, il progetto di una Calcoteca in sintonia con i nuovi compiti dell’Istituto e con il riconoscimento delle peculiarità storico-artistiche delle matrici incise. Ora la Calcoteca si configura come deposito visitabile, dotato di idonee apparecchiature per il monitoraggio termoigrometrico e di un impianto di climatizzazione che assicura il microclima adeguato alle matrici ivi custodite, in una collocazione che contempera diversità dei materali, esigenza di conservare memoria storica dei precedenti ordinamenti e sequenza cronologica delle acquisizioni. Il percorso di visita si snoda dal salone ricavato sotto la stamperia, attraverso le cantine bonificate e ristrutturate del palazzo di Via della Stamperia edificato dal Valadier, fino ad alcuni locali nell’area dell’adiacente Palazzo Poli, acquistato nel 1978 e annesso alla Calcografia; un montacarichi collega alla stamperia e termina la sua corsa al piano sovrastante, ove sono sistemati xiloteca, Laboratorio Diagnostico e postazioni di studio. Il problema di un’intensiva utilizzazione del ridotto spazio disponibile è stato risolto con razionali contenitori metallici, a cassetti verticali negli ambienti del piano interrato riservati alle matrici calcografiche, così da rendere le lastre facilmente visionabili anche quando a notevole altezza, e orizzontali in xiloteca, in considerazione delle particolarità materiche dei manufatti quivi collocati.

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Le sezioni della Mostra

1738: il Fondo De Rossi

E’ il fondo più antico e ricco della Calcografia, quello che ha motivato la sua istituzione. Gli “scarti” operati in più occasioni e soprattutto quello di migliaia di rami richiesto dal Valadier il 21 giugno 1804 ne hanno considerevolmente alterato l’organicità e ridotto la consistenza, sicché oggi esso configura soltanto una parte della produzione della bottega De Rossi “alla Pace” e di ciò che vi era andato confluendo nel corso del Seicento ed agli inizi del Settecento da preesistenti stamperie cinque-seicentesche.

Ciò malgrado con le sue oltre cinquemila matrici offre ancora, un esauriente spaccato della cultura dell’immagine grafica a Roma tra la metà del XVI e l’inizio del XVIII secolo.

produzione, acquisizioni e recuperi dal 1738 al 2000

Dal 1738 quasi diciottomila nuove lastre sono entrate nella raccolta dell’Istituto.

Nuclei di grande interesse hanno così integrato del fondo De Rossi con ulteriori opere di Marcantonio Raimondi, Maestro della “B” nel dado, Agostino Veneziano, Cherubino Alberti, Francesco Villamena, Cornelis Bloemaert, Salvator Rosa, Pietro Sante Bartoli e altro ancora.

Sono inoltre arrivati fondi omogenei e corpi di artisti che hanno costantemente operato al di fuori della Calcografia, da Giovan Battista Nolli a Piranesi a Canova a Camuccini a Rossini; altri di incisori come Giuseppe Vasi, Giovanni Volpato, Luigi Calamatta, che hanno alternato ad un’attività prevalentemente autonoma brevi periodi di collaborazione con l’Istituto; altri, più o meno articolati, costituitisi presso famiglie nobili, enti, o scuole, o stamperie private che hanno cessato la loro attività, e così il fondo Barberini, un nucleo relativo al medagliere Albani, i fondi del Ministero del Tesoro, della Scuola di Parma, della Stamperia Romero. Si sono aggiunti, per lo più donati, nuclei di opere di artisti del secolo appena trascorso che in modi diversi sono stati partecipi dell’attività dell’Istituto o ad essa hanno fatto riferimento: calcografie, fra le altre, di Bartolucci Alfieri, Boglione, Bucci, Donna, Carrà, Morandi, Gentilini; xilografie di De Carolis e Pettinelli.

Il risultato è una raccolta di ampio respiro, incentrata sul panorama grafico italiano, con opere di notevolissimo livello espressivo, sulla quale la piccola selezione qui presentata consente di orientare lo sguardo soltanto come da un sottile spiraglio.

nuovi procedimenti per la moltiplicazione delle immagini

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Galvanoplastica

Non è azzardato supporre che un iniziale impulso all’orientamento della Calcografia verso la galvanoplastica possa essere in qualche modo connesso al rapporto dell’Istituto con Luigi Calamatta, forse informato fin dagli anni di lavoro a Parigi di questo procedimento per ottenere repliche di una matrice calcografica utilizzando l’elettroformatura.

Fatto sta che i primi segni d’interesse risalgono a poco oltre la metà del XIX secolo: si risolsero però in un episodio che sembra non abbia avuto seguito almeno fino agli anni Novanta, quando ci si avvalse della fotoincisione galvanica da fotografie di Giovanni Gargiolli per l’edizione in facsimile delle Pandette laurenziane, affidata alla Calcografia su disposto ministeriale del 31 gennaio 1893 e presentata in saggio di prova già il 22 aprile di quello stesso anno.

Procedimenti fotomeccanici

In parte analogo il caso dei procedimenti fotomeccanici.

Sin dal 1878 s’era avviato all’interno della Calcografia il dibattito sull’opportunità di inserire fra i procedimenti in uso per la produzione di matrici questa innovativa metodica, che s’avvaleva ad un tempo della fotografia per il trasporto dell’immagine sulla lastra preparata e della morsura acida per l’incisione.

Dopo un accidentato iter normativo e il superamento di non pochi ostacoli, nel 1893 fu istituito un laboratorio di “incisione fotomeccanica” di cui venne affidata la direzione all’ingegnere Giovanni Gargiolli. Ma venne soppresso dopo appena due anni e quell’esperienza, malgrado taluni impegnativi lavori effettuati nel frattempo e il notevole interesse sollecitato, si risolse con il trasferimento di Gargiolli chiamato ad organizzare e dirigere il Gabinetto Fotografico Nazionale.

utilizzazione intensiva delle lastre

L’utilizzazione intensiva delle lastre rappresenta un fenomeno costante nella storia della grafica fin dal Cinquecento e non v’è dubbio che sia stato determinato dalla connessione di fattori diversi: l’alto costo del metallo, quello anch’esso elevato dell’incisione e, determinante per gli interventi più alteranti o distruttivi, un interesse per la matrice che fino a qualche anno addietro ha soltanto in qualche eccezionale momento e da parte di pochissime persone varcato la soglia dell’apprezzamento per la mera funzione di strumento di produzione di stampe.

Diversificata ed ampia, in conseguenza, la gamma delle modalità: dalle abituali modifiche di stato dell’inciso, per interventi sulle iscrizioni o per un ripristino dei segni funzionale ad ulteriori tirature, fino all’abrasione, reincisione o eliminazione di parti più o meno ampie delle figurazioni, per renderne possibile una destinazione non conforme a quella per la quale erano state concepite; dall’uso dei rovesci per schizzi, prove d’impasto, prove di caratteri, iscrizioni o ulteriori incisioni da parte degli stessi artisti che hanno lavorato sul recto della lastra fino, da ultimo, alla rottamazione delle matrici per ricavarne lastre di riporto o alla loro fusione quando troppo usurate o ritenute ormai prive di interesse commerciale.

nuove metodologie per l’analisi e la conservazione delle matrici

Nell’intento di aggiornare gli ormai obsoleti prodotti utilizzati per il restauro operativo delle matrici metalliche – l’idrossido di sodio per la rimozione degli inchiostri secchi e l’acido solforico per l’eliminazione d’ossidi e sali di corrosione – il Laboratorio Diagnostico per le Matrici, istituito nel 1994, ha messo in atto un nuovo protocollo d’intervento che ha previsto l’utilizzo di agenti chelanti: l’EDTA tetrasodico e l’EDTA bisodico.

Grazie alle sperimentazioni effettuate in collaborazione con i Laboratori della Syremont di Novara nel 1995 si è promossa la sostituzione della storica vernice bituminosa, adoperata per la protezione superficiale delle lastre calcografiche, con l’AKEOGARD CO: film plastico a base di copolimeri fluorurati, già prodotto per la conservazione dei materiali lapidei.

Nel 2000, dopo anni di ricerche, sfruttando materiali e tecnologie innovative, si è giunti infine a produrre la prima replica galvanica di una calcografia storica perfettamente rispondente all’originale, nelle dimensioni e nelle qualità tecnico-linguistiche, senza metterne a rischio l’integrità materica.

Per le matrici xilografiche è stata ideata, e parzialmente messa in atto, una specifica procedura d’indagine diagnostica: definizione di un modello di scheda conservativa e d’intervento, esami RX e direttive per il restauro operativo.

E’ recente l’installazione di una centralina d’ultima generazione per il monitoraggio termoigrometrico degli ambienti di mantenimento delle opere incise; indispensabile acquisizione per protrarre nel tempo i risultati ottenuti su ogni singolo manufatto con gli interventi conservativi.

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due particolari mostrano l’evidente differenza tra una matrice protetta con il film bituminoso ed una trattata con l’AKEOGARD CO.

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L’acquisizione di sofisticati software per l’analisi delle immagini, collegati allo stereomicroscopio, è stata l’indispensabile premessa per attuare il passaggio da metodi empirici a sistemi d’indagine più coerenti con le attuali metodologie diagnostiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dopo diverse sperimentazioni si è giunti a mettere a punto un sistema per utilizzare l’indagine radiografica X anche sulle matrici incise.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

degradi causati da inadeguata conservazione e vecchi interventi manutentivi

Lo stoccaggio delle matrici calcografiche in ambienti privi d’idonei parametri termoigrometrici ha provocato l’innesco di specifici degradi quali ossidazione, pitting da aerazione differenziale, enfatizzazione delle corrosioni stratificate, con conseguente sfogliatura superficiale del metallo, oltre che il deterioramento dell’acciaiatura, applicata in passato su molte opere per salvaguardarle dall’usura da stampa, fino a mortificare la leggibilità dell’inciso. Per questo, e per peculiari motivi conservativi, spesso si è ricorso alla rimozione del film metallico.

In passato sono state utilizzate miscele pulenti commerciali per eliminare le patine d’ossido dalla superficie delle lastre incise: tale intervento si è trasformato nel tempo in un vero e proprio degrado. Solo con l’utilizzo di nuovi prodotti è stato possibile bonificare le matrici che presentavano questo tipo di problemi.

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Questa porzione di matrice mostra in modo evidente un’ossidazione estesa della superficie del rame. Le variazioni cromatiche corrispondono alle diverse fasi e tipologie del degrado.

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La presenza nel rame di supporto di minuscole inclusioni (particelle d’argento, bismuto, nichelio ecc.) ha provocato fenomeni corrosivi puntiformi da aerazione differenziale. L’immagine ripresa allo stereomicroscopio, coadiuvato da un software per l’analisi d’immagini, ne mostra l’inconfondibile morfologia.

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L’incrudimento per martellatura, procedimento con il quale erano realizzate le lastre di rame da incidere, ha causato il fenomeno corrosivo di tipo stratificato, di frequente ravvisabile sul verso delle matrici sotto forma di sottili lamine metalliche non più aderenti al sostrato. In diversi casi il loro distacco dalla superficie ha determinato aree in sottolivello; quest’ultimo è causato, in particolare, dalle sollecitazioni meccaniche cui è sottoposta la lastra durante la stampa al torchio.

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L’immagine rende evidenti i danni provocati dal pregresso uso di miscele pulenti commerciali per bonificare la superficie delle matrici. I due particolari sottolineano come con l’utilizzo combinato dell’EDTA bisodico e di quello tetrasodico si sia finalmente riusciti a riportare le matrici allo stato originario.

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Il rinforzo superficiale delle matrici incise, tramite l’applicazione di un sottilissimo strato d’acciaio con il procedimento elettrolitico, fu considerato, e quindi utilizzato, come intervento conservativo. Le condizioni termoigrometriche non idonee hanno però, in numerosi casi, deteriorato il film metallico al punto da renderne necessaria la rimozione. L’immagine evidenzia gli effetti di tale degrado su una delle sei tavole che compongono la Veduta del prospetto principale della Colonna Traiana di Piranesi

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La sequenza d’immagini illustra le diverse fasi del procedimento di rimozione dell’acciaiatura. La matrice è immersa in acqua e successivamente avviene l’aggiunta d’acido nitrico, opportunamente diluito, che aggredisce immediatamente il film d’acciaio; si agevola poi l’azione del mordente tramite una spazzola morbida fino al termine dell’intervento. Tuttora si preferisce questo tipo d’intervento, ereditato dalla tradizione, al procedimento elettrolitico, perché più controllabile e quindi meno rischioso per l’incolumità della matrice storica.

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I due particolari della matrice trattata dimostrano chiaramente come in realtà il rame non abbia subito danni relativi al fenomeno corrosivo pertinente l’acciaiatura: infatti, il differente potenziale elettrochimico dei due metalli fa sì che lo scambio ionico sia favorevole al rame. La rimozione dell’acciaiatura è però necessaria per evitare che, allorquando l’acciaio si è completamente trasformato in prodotti di corrosione, possa verificarsi un’inversione di polarità con conseguente rischio per la matrice storica.

degradi causati dalle operazioni di stampa

La stampa delle matrici è indubbiamente la maggiore causa del loro degrado, per quanto attiene sia al segno inciso sia all’integrità materica del supporto. L’abrasione superficiale, inevitabile conseguenza dell’inchiostrazione e della successiva ripulitura dall’eccesso d’inchiostro tramite garze e palmo della mano, provoca nel tempo il mutamento del progetto grafico originario. Il passaggio delle lastre, sottoposte al foglio di carta, tra i cilindri a pressione del torchio enfatizza poi ulteriormente l’usura dell’inciso.

Il reiterarsi delle tirature provoca, inoltre, seri danni alla struttura metallica riducendo, a volte, le matrici a veri e propri lacerti. In passato si è spesso ricorso a consolidamenti per saldatura e rattoppo al fine di protrarre la stampabilità delle matrici.

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I due particolari della matrice mettono in luce l’evidente usura degli incavi realizzati all’acquaforte, ravvisabile nello smusso dei bordi degli segni e nel leggero sottolivello delle zone incise, mentre da quelli delle stampe, relative ad una tiratura del XVII secolo e ad una del XX, si evince chiaramente come tale degrado abbia modificato l’originaria qualità del progetto grafico.

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Le tre immagini, rispettivamente della matrice e delle due stampe già considerate, mostrano in dettaglio i tracciati segnici ripresi con il bulino, soprattutto nel primo piano, per protrarre l’utilizzo della matrice: “restauro” eseguito probabilmente nel XIX secolo.
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Il passaggio delle matrici tra i cilindri del torchio provoca l’affaticamento strutturale del rame di supporto. Nel tempo tale stress determina l’innesco di cricche di tensocorrosione che, con il reiterarsi delle tirature, affiorano in superficie fino a provocare vere e proprie fratture. Le due immagini mostrano una criccatura oramai riscontrabile sulla matrice ed una che si è trasformata in vera e propria frattura.
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L’indagine radiografica X è indispensabile per verificare lo stato strutturale del rame di supporto. Il particolare del radiogramma evidenzia una cricca ancora non manifesta in superficie e quindi non ravvisabile con sistemi ottici.

la diagnostica per l’indagine tecnico-linguistica ed il controllo del microclima

L’innovativo criterio diagnostico ha affrontato anche le problematiche tecnico-linguistiche precipue delle matrici incise. Lo studio del segno teso ad individuare e ricostruire i procedimenti esecutivi si è indirizzato anche sull’identificazione degli stilemi dei diversi autori tentando, ove possibile, attribuzioni di paternità, ambito e scuole. In taluni casi l’ausilio della radiografia X ha permesso di verificare, o determinare, rielaborazioni di matrici non ravvisabili otticamente.

Di recente è stato attivato un controllo costante e preciso sul microclima della Calcoteca, Xiloteca e Fototeca per la salvaguardia delle opere conservate attraverso una centralina di monitoraggio d’ultima generazione.

Il Laboratorio Diagnostico ha inoltre avviato lo studio sistematico delle matrici xilografiche, per affrontarne le problematiche relative alle tecniche esecutive e agli aspetti conservativi.

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I tre particolari documentano come, con l’elaborazione delle immagini catturate per mezzo dello stereomicroscopio, sia possibile risolvere dubbi storico-artistici. Le prime due immagini sono particolari tratti dalle traduzioni al bulino del Giudizio universale di Michelangelo, realizzate rispettivamente da Giorgio Ghisi e da Nicolas Beatrizet nel XVII secolo. La sovrapposizione per trasparenza dei due dettagli ha evidenziato la perfetta rispondenza del disegno delle incisioni in esame, si è quindi potuto accertare che l’intaglio di Beatrizet è una copia di quello di Ghisi: una copia eseguita quantomeno per ricalco.
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Generalmente le modifiche di stato, effettuate con raschiatura e nuova incisione d’alcune parti della figurazione o dell’iscrizione, sono ravvisabili con il semplice esame ottico, quando non addirittura tattile. Vi sono però casi in cui solo attraverso l’esame radiografico è possibile riconoscere le aree variate. Tale indagine richiede un’attenta valutazione dei parametri espositivi cui è sottoposta l’opera, e una specifica capacità di lettura del radiogramma per identificare le diverse opacità riferibili alle modifiche di stato. L’immagine, appositamente elaborata, rende facilmente distinguibili le zone rimaneggiate. Attraverso la radiografia X è inoltre possibile individuare eventuali ritocchi eseguiti sull’intaglio originale osservandone la precipua densità e nitidezza sul radiogramma.
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La trasmissione via radio in tempo reale dei dati su computer è una delle caratteristiche peculiari della nuova centralina di monitoraggio termoigrometrico. Tale caratteristica, è di fondamentale importanza perché permette di posizionare i sensori di rilevamento nei punti più significativi dei locali conservativi e di poterli spostare, essendo alimentati a batteria, nel momento in cui si voglia misurare l’Umidità Relativa e la Temperatura in zone diverse o altri ambienti. Un accumulatore collegato alla centralina ne garantisce l’autonomia per una settimana in caso di black out energetico. Ma la funzione più importante di tale attrezzatura sta nella possibilità di avere, sempre in tempo reale, i report grafici dei valori misurati, di poterli confrontare per sovrapposizione con le condizioni atmosferiche esterne rilevate da un apposito sensore ed infine di avere sotto controllo il margine del punto di rugiada. Le schermate illustrative attinenti la Zincoteca, l’ambiente conservativo dal microclima più delicato, sono emblematiche delle potenzialità del nuovo sistema di verifica termoigrometrica.

la clonazione di un manufatto artistico

I particolari delle due matrici e delle rispettive stampe mettono in evidenza la perfetta rispondenza tra la calcografia originale, la sua replica galvanica e i corrispondenti fogli impressi. È il risultato cui si è giunti dopo cinque anni di prove e sperimentazioni effettuate per realizzare, nel rispetto degli odierni principi conservativi, la replica galvanica delle matrici incise. I vecchi sistemi di elettroformatura non erano, infatti, ripercorribili, perché soprattutto nella prima fase del procedimento (la realizzazione del calco maschio) compromettevano l’integrità materica degli originali: è questo il motivo principale – oltre a quello legato ai problemi relativi alla modesta durezza del rame elettrolitico che si deformava rapidamente durante la tiratura – per cui la produzione del primo Novecento aveva avuto termine. Nel 1995, preso atto dei progressi ottenuti nei procedimenti galvanici, il Laboratorio Diagnostico ha sperimentato con successo, di concerto con l’Istituto Centrale per il Restauro, alcuni tipi di gomme siliconiche colabili per la realizzazione del calco della matrice originale, eliminando così qualsiasi rischio per la lastra originale. Ma tale innovativa idea non ha permesso l’immediata messa in opera dell’intero processo galvanoplastico a causa delle difficoltà riscontrate nell’imprescindibile metallizzazione del calco siliconico. Dopo l’iniziale collaborazione con l’E.N.E.A., che effettuò tentativi di metallizzazione mediante sublimazione metallica sottovuoto con risultati non soddisfacenti, si è pensato di realizzare un controcalco in resina epossidica. Successivamente, in cooperazione con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, si è potuto giungere alla realizzazione della prima replica galvanica ottenuta con il nuovo procedimento. Infine nel 2000 è stato prodotto il primo clone di una calcografia storica con risultati più che convincenti. Da sottolineare, infine, la scelta di realizzare le repliche galvaniche in nichel per le caratteristiche di durezza, e quindi di resistenza nel tempo, di tale metallo.

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Particolari della matrice originale.                                                       Particolari della replica galvanica.

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Particolari della stampa dall’originale.                 Particolari della stampa dalla replica galvanica.