Mario Cresci

forse fotografia attraverso la traccia

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Roma, Palazzo Poli

dal 24 Marzo al 5 Giugno 2011

Tracce di vita, Roma 2011

Tracce di vita, Roma 2011

Nata da un’idea di Luigi Ficacci e per iniziativa della Soprintendenza di Bologna, la mostra di Mario Cresci costituisce il secondo episodio di un progetto articolato in tre edizioni successive, la prima delle quali già realizzata a Bologna, presso la Pinacoteca Nazionale, e la prossima a Matera, al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata. Curata, in collaborazione con l’artista, da Luigi Ficacci, con Maria Francesca Bonetti, Maria Antonella Fusco e Marta Ragozzino, la mostra è prodotta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il contributo di altri enti locali pubblici e privati, e realizzata, nelle tre sedi, rispettivamente dalla Soprintendenza per i Beni Artistici Storici ed Etnoantropologici di Bologna, dall’Istituto Nazionale per la Grafica e dalla Soprintendenza per i Beni Artistici Storici ed Etnoantropologici della Basilicata. Ogni singola mostra è caratterizzata da una propria peculiarità presentando, accanto ad una parte retrospettiva comune, un nucleo di lavori inediti realizzati dall’Artista specificamente per ogni sede espositiva. A Roma, oggetto di elaborazione dell’Artista e luogo della specifica realizzazione di opere, è la Calcografia, con la sua storica raccolta di matrici che hanno ispirato e sollecitato Cresci a confrontarsi con un suo antico e segreto interesse per l’incisione, sempre inseguito nel tempo – attraverso il disegno, la grafica, i segni della scrittura, il rapporto con il bianco e nero – fin dai primi anni della formazione artistica a Venezia, e fin dalle prime sperimentazioni sulla percezione e tutto ciò che implicava una nuova idea di fotografia, intesa come forma di scrittura e linguaggio alternativi ai canoni storici della rappresentazione del reale.

Copia di copia (Stieglitz), Matera 1985-Milano 2006

Copia di copia (Stieglitz), Matera 1985-Milano 2006

Brera, Milano 2001

Brera, Milano 2001

Mario Cresci è uno dei protagonisti della ricerca fotografica in Italia degli ultimi quattro decenni del XX secolo e contemporaneamente una figura di punta dell’attualità. Nel suo lavoro più recente, infatti, unisce al rigore e alla leggerezza ludica e dissacratoria, che sono tipici dell’avanguardia italiana di fine anni Sessanta e Settanta, una inesauribile curiosità sperimentale, particolarmente mossa dalle innovazioni della tecnica e dall’attrazione verso il confronto con l’inventiva di altri artisti. Nell’attuale panorama italiano, queste componenti e la costante aspirazione di Cresci a “superare la divisione tra il mondo delle idee e il mondo delle cose”, assumono una individuale e pungente originalità. La mostra, in particolare nella sua parte antologica, intende esporre l’eccezionale rilevanza complessiva della sua opera. Cresci è infatti, al momento, noto soprattutto per il lavoro realizzato negli anni Settanta sulla figura umana, nell’ambito di campagne di ricerca socio-culturale nel Meridione e in particolare in Lucania. Nel contesto della fotografia contemporanea, risulta invece soprattutto attuale la sua curiosità nei confronti della varietà dei linguaggi artistici operativi con tecniche fotografiche, delle innovazioni tecnologiche, della messa in discussione delle definizioni acquisite. Tuttavia, la sua poetica è più complessa. All’inizio e fino alla metà degli anni Sessanta, in conseguenza della sua formazione di grafico designer, il suo lavoro si svolge prevalentemente nell’ambito della ricerca formale sui modi della visione. Attraverso questa disposizione mentale Cresci attinge all’emotività e alla politica di tematiche dell’umano sociale. Infine, Cresci affronta la tradizione dell’Arte, indagata attraverso gli strumenti della sua didattica e l’esperienza dell’Accademia di Belle Arti, quale luogo dello studio e della riflessione filosofica sul Bello artistico. La parte retrospettiva dell’esposizione intende presentare l’opera di Cresci nella simultaneità di questi tre aspetti, mentre, nella parte innovativa ed inedita, queste disposizioni mentali sono applicate specificamente ad ogni sede (a Bologna, l’estetico; a Matera, l’umano; a Roma, lo sperimentalismo della forma), quale materia d’ispirazione di lavori originali, prevalentemente provocati dalla storia e dall’esperienza dei luoghi espositivi e dall’appropriazione artistica dei loro caratteri e delle loro problematiche. Per la mostra romana, il nucleo di opere site-specific è ispirato dal motivo linguistico della traccia, affrontato e indagato nei suoi legami con la pratica del disegno, dell’incisione e della stampa e coerentemente con l’attività di studio e le ricerche sul segno e sull’immagine derivata da matrice (incisa o fotografica), propri dell’Istituto Nazionale per la Grafica. L’edizione romana della mostra sarà inoltre l’occasione per la presentazione di alcune opere che si legano alle specifiche esperienze di Cresci nell’ambito delle sperimentazioni artistiche degli anni Sessanta a Roma, dai nastri di pellicola autopositiva realizzati durante le manifestazioni del Sessantotto, alla serie di fogli, recentemente acquisiti dall’istituto Nazionale per la Grafica, con la sequenza dei contatti realizzata da Cresci nel 1968 durante la preparazione e l’allestimento della mostra-azione Il percorso, ideata da Michelangelo Pistoletto e realizzata a Roma, allo Studio Arco d’Alibert di Mara Coccia, con il gruppo torinese dell’Arte Povera allora emergente.

Dalla serie Fotogravures(Piranesi), Roma 2011

Dalla serie Fotogravures(Piranesi), Roma 2011

Mario Cresci nasce a Chiavari (Genova) nel 1942. Dalla fine degli anni Sessanta ha sviluppato un complesso corpo di lavoro che varia dal disegno, alla fotografia, all’installazione. Il suo lavoro si è sempre rivolto a una continua investigazione sulla natura del linguaggio visivo usando il mezzo fotografico come pretesto opposto al concetto di veridicità del reale. Autore, tra i primi in Italia della sua generazione, di un’opera eclettica all’interno della ricerca fotografica in cui le analisi della percezione visiva e della forma del pensiero artistico e fenomenico acquisite al Corso Superiore di Industrial Design di Venezia, si confrontano negli anni Settanta con l’esperienza diretta del lavoro sul campo in ambito etnico e antropologico delle regioni del Mezzogiorno. Dalla fine degli anni Settanta si dedica anche all’insegnamento come attività di esperienza creativa condivisa con gli altri e intesa come parte integrante del suo lavoro d’autore, nella convinzione che l’opera d’arte può consistere in un dispositivo formale che genera relazioni tra le persone o nascere daun processo sociale. Nel 1969 realizza la prima installazione fotografica in Europa alla Galleria Il Diaframma di Milano esponendo, nel rapporto tra produzione e consumo, un migliaio di cilindri trasparenti contenenti altrettante fotografie anch’esse trasparenti intese come frammenti del consumismo di allora nel dualismo tra immagini della ricchezza e della povertà. Nel 1968 e nel 1969 tra Roma e Parigi collabora con la Galleria l’Attico ed entra in contatto con Pascali, Mattiacci, Patella e Kounellis, realizzando una serie di performance urbane con due nastri fotografici di contenuto sociale e aderenti all’idea del teatro di strada. Nel 1974 alcune sue fotografie sono acquisite dal Moma di New York. Nel 1975 ha pubblicato la ricerca “Matera, immagini e documenti” e nel 1979 il libro: “Misurazioni”, a conclusione di due anni di lavoro in un laboratorio-scuola da lui ideato per la Regione Basilicata. Dagli anni Novanta a oggi, dopo aver diretto dal 1991 al 2000 l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo e aver organizzato numerosi eventi culturali dedicati ai giovani artisti, come Arte e Impresa, Clorofilla e Accademie in Europa, in collaborazione tra gli altri, con Vittorio Fagone e la Gamec di Bergamo, riprende il suo lavoro d’autore. Varie le tematiche e le sperimentazioni: slittamenti di senso, variazioni, coincidenze e luoghi dell’arte intesi come site specific interni alle città. Dal 1999 al 2001 partecipa al progetto “A regola d’arte”, monumenti futuri a cura di Enzo Biffi Gentili, in mostra a Venezia, prima al Salone dei Beni Culturali e successivamente nel 2000 alla Triennale di Milano, ancora a Venezia alla Biennale di Architettura nel 2000 e infine nel 2001 a Barcellona. Nel 2004 si tiene alla Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Torino la sua prima mostra antologica, Le case della Fotografia, 1966-2003 a cura di Piergiovanni Castagnoli. Ha esposto in alcune edizioni della Biennale di Venezia, tra cui, nel 1993, nella mostra Muri di carta, fotografia e paesaggio dopo le avanguardie, a cura di Arturo Carlo Quintavalle. È docente di Fotografia all’Accademia di Brera di Milano. Nel 2009 ha curato per il Sole 24 Ore Cultura, il volume “Future Images” un’ampia ricerca sui giovani artisti che a livello internazionale operano con la fotografia.

In collaborazione con

SISF – SOCIETÀ ITALIANA PER LO STUDIO DELLA FOTOGRAFIA

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TAVOLA ROTONDA

LE ITALIE POSSIBILI DELLA FOTOGRAFIA: INCONTRO CON MARIO CRESCI ROMA;

ISTITUTO NAZIONALE PER LA GRAFICA

PALAZZO POLI, SALA DANTE (Via Poli, 54)

giovedì 24 marzo 2011, ore 16,00-18,00

Saluti

Maria Antonella Fusco, Dirigente Istituto Nazionale per la Grafica

Luigi Tomassini, Presidente Società Italiana per lo Studio della Fotografia

Intervengono

Francesco Faeta, Marco Vallora, Roberta Valtorta

coordina

Giovanni Fiorentino

Introduzione alla mostra

MARIO CRESCI. FORSE FOTOGRAFIA Attraverso la traccia

Luigi Ficacci, Marta Ragozzino, Maria Francesca Bonetti

NOTIZIE UTILI

Sede della mostra Roma, Palazzo Poli – Via Poli, 54

Date 24 Marzo – 5 Giugno 2011

Apertura al pubblico tutti i giorni 10.00 – 19.00 chiusura settimanale: lunedì

Ingresso gratuito

Commissario mostra Maria Francesca Bonetti

Relazioni esterne Rita Parma tel. 334 6269159

Ufficio Stampa Marcella Ghio tel. 334 6842173