#Dantedì

25 marzo 2020

Dantedì all’Istituto centrale per la grafica

Il 17 gennaio 2020 il Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, su proposta del Ministro per i beni e le sttività culturali e per il turismo, ha istituito la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, definita comunemente con il nome di Dantedì, che sarà celebrata per la prima volta il prossimo 25 marzo.

Dante Alighieri (Firenze 1265 – Ravenna 1321) è considerato tra i più importanti autori di tutti i tempi, padre della lingua e della cultura italiana. Confrontando alcuni versi della Divina Commedia con testi astronomici conosciuti nel Medioevo e il giorno in cui si celebrava il capodanno a Firenze, alcuni studiosi hanno ipotizzato che il 25 marzo coincida con la data di inizio del suo viaggio simbolico dal peccato (l’Inferno) alla salvezza (il Paradiso).

Il poema esprime un’enorme potenza evocativa ed è stato fonte di ispirazione per artisti e illustratori di ogni epoca. L’Istituto centrale per la grafica celebrerà il Sommo Poeta presentando una selezione di opere grafiche che consentiranno di muoverci, pur restando a casa, attraverso le visioni suscitate dai versi danteschi.

Su questo sito web saranno pubblicate, a cura del Dipartimento del Contemporaneo, le xilografie che Giuseppe Gallo ha realizzato nel 2010 per in occasione dell’annuale Celebrazione Dantesca, organizzata a Foligno per ricordare l’editio princeps della Divina Commedia, stampata l’11 aprile del 1472 in quella città.

La Collezione Stampe e Disegni della Calcografia presenterà sulla pagina Facebook dell’Istituto centrale per la grafica alcune stampe di Bartolomeo Pinelli dedicate al poema dantesco. Il 25 marzo, a partire dalle 12 fino alle 21 (ogni 3 ore, per richiamare la simbologia numerica dantesca), saranno pubblicati 4 post per accompagnare il pubblico nella scoperta della Commedia attraverso le fantasiose invenzioni di Pinelli.

La Biblioteca mostrerà un esemplare della Divina Commedia novamente illustrata da artisti italiani, curata da Vittorio Alinari e pubblicata a Firenze nei primi anni del Novecento. Dal 23 al 29 marzo (una settimana, riproponendo la durata presunta del viaggio ultraterreno di Dante) saranno pubblicati sulla pagina Facebook del Servizio educativo dell’Istituto centrale per la grafica una serie di approfondimenti che racconteranno una storia parallela al poema, dall’acquisizione del volume alle tavole illustrate.

I contributi sono a cura di Gabriella Bocconi, Ilaria Fiumi Sermattei e Antonella Renzitti.

Hanno collaborato al progetto: Gabriella Bocconi, Ilaria Fiumi Sermattei, Antonella Renzitti, Giuseppe Renzitti, Roberta Ricci, Isabella Rossi.

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alcune stampe di Bartolomeo Pinelli dedicate al poema dantesco. Il 25 marzo, a partire dalle 12 fino alle 21 (ogni 3 ore, per richiamare la simbologia numerica dantesca), saranno pubblicati 4 post per accompagnare il pubblico nella scoperta della Commedia attraverso le fantasiose invenzioni di Pinelli.

un esemplare della Divina Commedia novamente illustrata da artisti italiani, curata da Vittorio Alinari e pubblicata a Firenze nei primi anni del Novecento. Dal 23 al 29 marzo (una settimana, riproponendo la durata presunta del viaggio ultraterreno di Dante) saranno pubblicati  una serie di approfondimenti che racconteranno una storia parallela al poema, dall’acquisizione del volume alle tavole illustrate.

La cartella è stata realizzata in occasione della annuale Celebrazione Dantesca, organizzata a Foligno per ricordare l’editio princeps della Divina Commedia di Dante Alighieri stampata l’11 aprile del 1472 in quella città dal prototipografo maguntino Giovanni Numeister insieme ad Evangelista Angelini di Trevi e con la preziosa collaborazione dello zecchiere folignate Emiliano Orfini.

L’opera grafica richiama, per colore e forma, le silhouette proposte nella scultura in acciaio cor-ten Punto fermo, una grande installazione realizzata nel 2010 in occasione della mostra personale La leggerezza dell’incoscienza, a cura di Italo Tomassoni, direttore del Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno. Attraverso l’uso di ruggini e ossidanti, lo stile di Giuseppe Gallo spazia dall’astrazione alla figurazione ricorrendo a foglie, numeri e simboli di tradizioni e culture incontrate dall’artista durante i suoi numerosi viaggi nel mondo.

A Foligno, dal 2006, celebri artisti vengono chiamati, ogni anno, a illustrare una ristampa anastatica della editio princeps della Divina Commedia, tra cui ricordiamo: Omar Galliani, Ivan Theimer, Bruno Ceccobelli, Mimmo Paladino, Giuseppe Gallo, Enzo Cucchi, Piero Pizzi Cannella, Stefano Di Stasio, Marco Tirelli, Sandro Chia, Gianni Dessì, Nunzio Di Stefano, Emilio Isgrò, Giuseppe Stampone. Principalmente ogni artista ha creato quattro illustrazioni, una per il frontespizio e le altre per le tre cantiche della Divina Commedia.

Le opere sono state esposte tutte insieme : – nel 2016 alla mostra La Divina Commedia nell’arte contemporanea. Illustrazioni dell’editio princeps al Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno, per celebrare il 750° della nascita di Dante Alighieri; – nel 2020 alla mostra Verso il 2021. Dante nell’arte contemporanea italiana, nella sede della Società Dante Alighieri a Roma, con il Patrocinio del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo in collaborazione con il Comune e il Comitato Dantesco di Foligno.

Bibl: Francesca Petito, La bottega Bulla tra sperimentazione e innovazione: dagli anni Ottanta del Novecento ai giorni nostri, in AA.VV., Litografia Bulla. Un viaggio di duecento anni fra arte e tecnica, catalogo della mostra, Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli, Roma, 20 aprile – 1 luglio 2018, Treccani, Roma 2018, pp.210-214, ill. pp. 224-225.

Giuseppe Gallo, Divina Commedia, 2010 cartella con 4 xilografie, edizione Romolo e Rosalba Bulla, Roma

Nella Biblioteca dell’Istituto centrale della grafica di Roma è conservato un esemplare della “Divina Commedia novamente illustrata da artisti italiani“, curata da Vittorio Alinari e pubblicata a Firenze a partire dal 1902.

Vittorio Alinari (1859 – 1932), trasformò la ditta fondata da suo padre Leopoldo in una vera e propria industria fotografica, proseguendo l’attività di documentazione del patrimonio artistico nazionale ed europeo e incentivando le relazioni tra pittura e fotografia.

I suoi molteplici interessi artistici e letterari costituirono la premessa per il concorso che bandì nel maggio del 1900 invitando gli artisti italiani a illustrare nuovamente la Divina Commedia.

Il primo premio fu assegnato a Alberto Zardo, il secondo a Armando Spadini e il terzo a pari merito a Duilio Cambellotti e Ernesto Bellandi. Tra gli altri artisti che collaborarono: Plinio NomelliniGiovanni FattoriAdolfo De Carolis. I disegni realizzati furono riprodotti con la tecnica della collotipia per essere pubblicati nel volume e sono una testimonianza del panorama artistico italiano di quel tempo e della fortuna che il poema dantesco ebbe in ambito simbolista per la capacità evocativa dei suoi versi.

Il volume ha una storia parallela a quella che troviamo scritta nelle sue pagine. È entrato nelle nostre raccolte nel 1921, insieme a un gruppo di circa 6.000 opere, tra incisioni e libri, provenienti dalla collezione di Emma Drusiani, erede del pittore Stanislao. L’acquisizione fu caldeggiata da Corrado Ricci, cultore di Dante, scrittore, archeologo, storico dell’arte che nel 1906 fu nominato Direttore generale delle Antichità e Belle Arti in Italia e portò il suo fondamentale contributo al moderno assetto del sistema museale e bibliotecario italiano. 

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Alberto Martini (Oderzo 1876 – Milano 1954). Ritratto di Dante, illustrazione per il frontespizio della Divina Commedia Alinari 1902.

Adolfo De Carolis (Montefiore dell’Aso 1874 – Roma 1928). Testatina per il canto XVII dell’Inferno della Divina Commedia Alinari 1902

Adolfo De Carolis (Montefiore dell’Aso 1874 – Roma 1928). Illustrazione per il canto IV dell’Inferno della Divina Commedia Alinari 1902 – collotipia da disegno originale“Io vidi Elettra con molti compagni/Tra’ quai conobbi Ettore ed Enea./ Cesare armato con gli occhi grifagni”

Alberto Zardo (Padova 1879 – Firenze 1959). Tavola fuori testo per il canto XXXIV dell’Inferno della Divina Commedia Alinari 1902 – collotipia da dipinto su tela. Lo imperador del doloroso regno/ da mezzo il petto uscia fuor della ghiaccia;/ E più con un gigante io mi convegno, /Che i giganti non fan con le sue braccia;/Vedi oggimai quant’esser dee quel tutto,/che a così fatta parte si confaccia.

Nel ceto degli artisti io sono sempre stato un irregolare. Non ho frequentato scuole, non ho avuto maestri…Ho conosciuto per tempo materie e strumenti”. Così si descrive Duilio Cambellotti (Roma 1876 – 1960) nelle note autobiografiche redatte nel 1954.  Cambellotti ci porta nel passaggio tra l’Antipurgatorio e il Purgatorio e ritrae Dante al cospetto dell’Angelo portiere, raffigurato come un essere abbagliante che richiama nella postura le sculture medioevali. Le ali dell’angelo, dal morbido piumaggio, si spiegano tra rocce spigolose, la luce che si diffonde nella valle acceca o mette quasi totalmente in ombra i singoli personaggi e in questi contrasti l’artista costruisce il suo spazio onirico. Questo carattere visionario accompagnerà tutta la produzione grafica di Cambellotti che definì la sua attività di incisore e disegnatore come “fissare sulla carta cose che non erano dinanzi ai miei occhi ma a fissare cose e immagini che sorgevano da dentro di me”.

L’autore della tavola che vi presentiamo è Giorgio Kienerk (Firenze 1869 – Fauglia 1948). Con le sue opere l’artista elaborò  una sintesi degli elementi caratteristici del Divisionismo e del Simbolismo, assegnando alla luce il ruolo di vera protagonista dei suoi soggetti. Le donne dipinte da Kienerk si rifanno ai modelli della cartellonistica di Mucha, richiamando un ideale femminile già presente nell’immaginario di fine secolo e che permarrà nei decenni a venire nelle immagini pubblicitarie, nei manifesti cinematografici e nell’illustrazione popolare. La figura di Beatrice proposta per illustrare il IV canto è i molto somigliante all’allegoria del Silenzio del trittico “L’enigma umano”, che dipinse in quegli stessi anni, ed emana, come un astro, una luce così potente che Dante ne rimane sopraffatto. È la forza dell’amore, come dirà il Sommo Poeta al termine della Commedia che “muove il Sole e l’altre stelle”.

L’Istituto centrale per la grafica conserva le 145 stampe e le relative matrici incise da Bartolomeo Pinelli per illustrare la Divina Commedia di Dante. Realizzate dall’artista romano tra il 1824 e il 1826, esse raffigurano gli episodi più significativi de l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, accompagnando le immagini con le terzine dantesche.

Nelle stampe Pinelli rivela una fantasia prodigiosa delle invenzioni, un tratto sicuro e vigoroso, un’intelligente interpretazione della poesia dantesca.

L’impresa calcografica di Pinelli rientra in un’ampia riscoperta del poema di Dante che attraversa l’Europa romantica tra lo scorcio del Sette e i primi decenni dell’Ottocento e che con una nuova sensibilità vi riconosce l’espressione di un autentico e potente sentimento individuale, il “sublime”. Pinelli si colloca sulla scia di William Blake e Johann Heinrich Füssli, di John Flaxman e Felice Giani, artisti che rinnovano le invenzioni dantesche traducendole in immagini di grande impatto visivo.

La Divina Commedia pinelliana ottenne subito una grande fortuna critica, anche se non ebbe, di converso, una adeguata diffusione. Essa testimonia la capacità dell’artista di misurarsi con temi colti e letterari, e la sua aspirazione a superare quei soggetti popolareschi e vernacolari che gli avevano fatto raggiungere la più ampia notorietà.

L’opera è ricordata, tra l’altro, con entusiasta ammirazione da Costanza Monti Perticari, figlia di Vincenzo Monti e moglie di Giulio Perticari, poetessa e appassionata studiosa di Dante che ne loda «quella semplicità sublime». Tutta la Commedia, continua Costanza, dimostra come Pinelli abbia «sentito il bello col cuore, prima anche di averlo studiato con la mente».

 

Un artista giace addormentato al suo tavolo da disegno. È Bartolomeo Pinelli, grande disegnatore del primo Ottocento romano. La matita è ancora appoggiata sul foglio, nel quale riconosciamo abbozzate le figure di Dante e di Virgilio. L’immagine scatena i commenti di una banda esagitata di demoni che lo circondano, mentre in alto una schiera di angeli fluttua pensosa nell’aria. Ed ecco che, nel sogno dell’artista, si materializzano i protagonisti della Divina Commedia che egli si appresta a narrare.

…e caddi come l’uom cui sonno piglia” (Inferno, canto III). È la sera del 25 marzo 1300. Accompagnato da Virgilio, Dante è alle porte dell’Inferno, di fronte allo spettacolo di dolore senza misura e senza speranza degli ignavi. “l’aere sanza stelle”, Caronte minaccioso e poi il terremoto lo terrorizzano al punto da farlo svenire.

“…ond’io mi diedi/già cieco, a brancolar sopra ciascuno” (Inferno, canto XXXIII) Nel buio della prigione, con occhi senza luce, il conte Ugolino disperato riconosce i corpi dei suoi figli, ormai cadaveri. La scena del conte Ugolino morente compare anche in un disegno conservato nel Fondo Nazionale dell’Istituto centrale per la grafica, che è stato messo in rapporto all’incisione di Pinelli

“…e quindi uscimmo a riveder le stelle” (Inferno, canto XXXIV). Finisce così l’avventura di Pinelli al seguito di Dante e di Virgilio nei gironi dell’Inferno. Trascinato di peso da Virgilio, Dante arranca faticosamente verso l’uscita. In fondo al cunicolo sotterraneo scorge in lontananza un cielo stellato. Uno spettacolo naturale, semplice ma potente, che dopo aver visto tanta sofferenza umana, lo stupisce e lo commuove.