Stampe

incisioni

“Un dipinto canta o recita, una stampa racconta o discorre, ma un disegno si confessa, sussurra ….sovente con un timbro che sfugge a certe orecchie”

Frits Lugt, Rembrandt, ses èléves, ses imitateurs, ses copistes, Parigi 1933

Tra le maggiori a livello internazionale, la Collezione di stampe dell’Istituto Nazionale per la Grafica è rappresentativa di tutto il panorama incisorio europeo – in prevalenza calcografico, ma anche xilografico e litografico – dal sedicesimo secolo fino ai nostri giorni.
La Collezione delle stampe dell’ING ha origine da tre distinti fondi:
Fondo Corsini (57000 esemplari): comprende le stampe appartenenti alla Biblioteca Corsini (1732), di proprietà dell’Accademia Nazionale dei Lincei, nucleo originario della Collezione dell’Istituto. Si è chiuso nel 1895, con la nascita del Gabinetto disegni e stampe.
Fondo Nazionale (attualmente 54000 esemplari): annovera le stampe acquisite a partire dalla creazione del Gabinetto disegni e stampe. Contrariamente al Fondo Corsini, è in continua espansione.
Collezione della Calcografia (28000 stampe del campionario di vendita e 10000 donate o vendute): a questo gruppo appartengono tutte le stampe di proprietà della Calcografia ora confluite nell’Istituto Nazionale per la Grafica.
La stessa suddivisione è seguita anche dalla Collezione dei Disegni.

Tra le opere più antiche, all’interno di un discreto numero di rari fogli del quindicesimo secolo e dei primi del successivo, soprattutto di ambito veneto e toscano, trova posto la serie anonima di 38 bulini coi Profeti e le Sibille, quella dei 42 Tarocchi, le opere di Robetta, di Mantegna e della sua cerchia, di Giovanni Antonio da Brescia e del Pollaiolo.
Sono rappresentati anche tutti i massimi incisori italiani del Cinquecento: da Marcantonio Raimondi a Ugo da Carpi, da Agostino Veneziano a Marco Dente e Beatricetto, da Bonasone ai mantovani Scultori e Ghisi. Quasi completo è poi il corpus di opere di Dürer, tra le cui innumerevoli incisioni e xilografie si trovano L’Arco di trionfo e il Corteo dell’imperatore Massimiliano.
Tra le opere di incisori europei dell’epoca in Collezione, spiccano i volumi contenenti esemplari dei più celebri esponenti della scuola tedesca, fiamminga e olandese, tra i quali Schongauer, Luca di Leyda, Goltzius, Rembrandt e Van Ostade, nonché alcune centinaia di incisioni d’aprés Rubens. Altrettanto rappresentati i maggiori artisti francesi del Sei e Settecento, da Lorrain a Jacques Callot e i suoi imitatori, da Mellan e Silvestre fino a Watteau, Fragonard e al conte di Caylus. Del più grande incisore spagnolo, Goya, l’Istituto possiede le raccolte dei Capricci e dei Proverbi.
Per i fondi italiani del diciassettesimo e diciottesimo secolo si elencano ancora le centinaia di prove di Stefano della Bella, le acqueforti di Salvator Rosa e del Castiglione, i ritratti di Leoni, le composizioni di Mitelli, dei Tiepolo e le vedute di Visentini e Canaletto.
Un altro dei nuclei più consistenti è quello dedicato all’incisore settecentesco Francesco Bartolozzi che ammonta a oltre mille stampe. Non manca una sezione “romana” che comprende vedute e piante della Città eterna dal Cinquecento all’Ottocento, tra cui esemplari dello Speculum, incisioni di Falda, Specchi, Vasi e Piranesi.
Nel 1838 venne completato dalla Calcografia Camerale l’acquisto del corpus delle matrici di Giovan Battista Piranesi, completo di tutte le stampe rilegate in volumi; tali stampe appartengono a tirature tarde, ma pur sempre precedenti alla numerazione araba che venne incisa poi sulle lastre, e costituisce un evento a sé e di grande importanza per la storia dell’Istituto.
Di particolare interesse storico e didattico sono le stampe che testimoniano i diversi stati di lavorazione delle matrici calcografiche prodotte nel corso dell’Ottocento nella Calcografia, tra le quali spiccano quelle per la realizzazione della Danae di Porretti dal dipinto di Correggio (1874-1879).
Vi sono poi alcuni gruppi di stampe di provenienza omogenea, come quello acquisito nel 1933 dal Gabinetto delle Stampe, comprendente 36 volumi (di cui uno di disegni) appartenuti a Nicola Pio, noto conoscitore e collezionista romano, e il fondo Petrini, raccolta miscellanea di stampe in 13 volumi per lo più di iconografia sacra.
È cospicua la collezione di ex-libris e di araldica in massima parte del diciannovesimo secolo e del primo Novecento.
La maggioranza delle stampe non calcografiche hanno cominciato ad affluire in Collezione tra gli anni trenta e cinquanta del Novecento: le oltre 3400 opere realizzate con le diverse tecniche grafiche, dalla calcografia, alla xilografia alla litografia, rappresentano un vasto panorama di autori italiani. Vi sono nomi come De Carolis (del quale è stato acquisito un ulteriore fondo di 22 stampe nel 2006), Bartolini, Gulino, Cambellotti, Cisari, Viviani, Prencipe (di quest’ultimo sono state acquisite 68 stampe nel 2007 ), Bianchi Barriviera.
Uno tra i più importanti fondi grafica del Novecento per ricchezza, qualità e omogeneità delle opere (635 tra prove di stampe e stampe definitive e 101 disegni, oltre a 713 matrici) è quello donato da Renzo Romero, proprietario dell’omonima stamperia d’arte che operò a Roma tra gli anni sessanta e ottanta del Novecento.
Tale fondo ha permesso un arricchimento della documentazione del passaggio degli artisti romani astratti al neoinformale e alla transavanguardia: Afro, Capogrossi, Accardi, Scialoja, Melotti, Corpora, Dorazio, Mastroianni, Turcato, Perilli, Vedova, e altri; gli stessi artisti in parte ricorrono nel bel gruppo di 46 stampe tra calcografie, litografie e serigrafie, donate nel 1995 da Francesco Flores D’Arcais. La donazione nel 1995 da parte di Lorenzo Zichichi ha determinato il primo ingresso in Istituto di opere in grande formato realizzate direttamente con lastre molto ampie. La donazione di di Gian Tomaso Liverani (1997-1999) comprende la bella collana di perle di libri d’autore di artisti come Kounellis e Chia. Nelle collezioni sono presenti anche opere della galleria La Tartaruga e delle stamperie Bulla e 2RC di Roma, Upiglio di Milano, Squadro di Bologna, Masoero di Torino.