Matrici

matrici

Matrice è parola di rara pregnanza: contiene infatti in sé non soltanto il senso di una forma destinata a produrre, generare immagini, ma anche quello dello stesso concepimento dell’immagine direttamente sulla lastra e di immagini forzatamente rovesciate di direzione
Maria Antonella Fusco

Le matrici calcografiche (principalmente di rame, ma anche di zinco, ottone e altri metalli) sono senza dubbio l’elemento distintivo dell’attività dell’Istituto Nazionale per la Grafica. Il nucleo più antico è costituito dalle sopravvissute 5000 matrici che appartenevano alla storica Stamperia De Rossi alla Pace, attiva a Roma tra il Cinquecento e il Settecento; tale fondo fu acquistato nel 1738 da papa Clemente XII, e  costituì le basi per la fondazione della Calcografia Camerale; nel fondo De Rossi si annoverano sia vedute e piante di Roma, che  incisioni di traduzione di opere d’arte, nonché matrici di artisti che hanno fatto la storia della grafica tra XVI e XVII secolo.

Nel 1771 vennero acquisite 120 lastre della collezione del Cardinale Albani, e commissionata una serie di vedute di “Roma antica e moderna”, alle quali lavorarono incisori come Giovanni Volpato e Carlo Nolli. Nello scorcio del XVIII secolo si prediligono incisioni di documentazione di monumenti e di opere d’arte, con la funzione di propaganda delle collezioni papali.

Tra il 1787 e il 1797 si acquisì il prestigioso fondo di 89 rami di Salvator Rosa, con le sue opere più famose.

Nel 1826 la Calcografia incamerò le lastre di Giovanni Volpato, mentre negli anni successivi fu la volta delle riproduzioni delle sculture di Antonio Canova, e delle opere di Camuccini e Gmelin.

L’acquisizione più importante di questo periodo fu però quella delle matrici di Giovanni Battista e Francesco Piranesi (1838), di proprietà dell’editore parigino Firmin Didot.

La nascita e l’affermazione della fotografia come mezzo di riproduzione di immagini condizionò le finalità e gli obiettivi della Calcografia  a partire dalla seconda metà del XIX secolo; tuttavia vi furono ancora acquisti importanti, come il fondo di oltre 700 matrici di Bartolomeo Pinelli (1886-1890), alcune copie calcografiche di Marcantonio Raimondi da originali xilografici di Dürer (1907), più di 600 lastre di Luigi Rossini (1907-1909), i 952 rami di Angelo Uggeri.

Divennero importanti, nel XX secolo, le donazioni: rilevanti quella della Nuova topografia di Roma di Giovanni Battista Nolli (1938), oltre a quelle dei maestri del Novecento italiano, in particolare le 95 di Giorgio Morandi (giunte tra il 1948 e il 1990), le 4 di Renzo Vespignani nel 1950, il fondo di Carlo Carrà (tra il 1952 e il 1971).

Altre donazioni significative in anni più recenti sono state quelle della vedova di Franco Gentilini (1982), delle 713 matrici dello stampatore Renzo Romero (1987) con nomi come Afro, Capogrossi, Corpora, Turcato, Santoro e Vedova. Un ulteriore lascito di 19 lastre di Vespignani, Afro, Dova e altri risale al 1994. All’anno successivo sono da attribuire invece le donazioni del corpus grafico di Guido Strazza e Lino Bianchi Barriviera. Nel 2008 sono state acquistate 100 lastre di Giuseppe Vasi e 190 di Andrea Pozzo.

L’ING possiede inoltre una piccola ma significativa collezione di 168 matrici xilografiche, costituita nel 1966 e comprendente nomi come Veronesi, Maccari, Donati, De Carolis e Pettinelli.