Disegni

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La Collezione di disegni dell’Istituto Nazionale per la Grafica abbraccia tutto il panorama artistico europeo dal quindicesimo secolo fino ai nostri giorni. Il disegno, che rappresenta la prima forma di grafica, è quindi ampiamente presente nelle Collezioni dell’ING.

La Collezione ha origine da tre distinti fondi:

  • Fondo Corsini (oltre 6400 fogli): comprende i disegni appartenenti alla Biblioteca Corsini (1732), di proprietà dell’Accademia Nazionale dei Lincei, ed è il nucleo originario della Collezione dell’Istituto. Si è chiuso nel 1895, con la nascita del Gabinetto disegni e stampe.
  • Fondo Nazionale (oltre 17100 esemplari): annovera i disegni entrati in collezione a partire dalla creazione del Gabinetto disegni e stampe. Contrariamente al Fondo Corsini, è in continua espansione.
  • Collezione della Calcografia (1600): appartengono a questo gruppo i disegni commissionati dalla Commissione Artistica della Calcografia agli artisti che vi lavoravano, soprattutto nell’Ottocento. I verbali delle Adunanze della Commissione danno conto delle riunioni mensili nelle quali la Commissione stabiliva i programmi culturali, sceglieva i soggetti da incidere e sovraintendeva a tutta la produzione delle opere.

La stessa suddivisione è stata adottata anche dalla Collezione delle stampe.

Tra i disegni di più alto interesse, appartenente al Fondo Corsini, è il celebre Studio di panneggio a punta d’argento su fondo rosso di Leonardo da Vinci del quale l’Istituto possiede anche il foglio recto-verso, raffigurante L’uomo della bietta e una Testa caricaturale, entrambi a sanguigna. Ancora tra i pezzi più pregevoli troviamo il Profilo di giovane, su carta preparata in verde, di Filippino Lippi, uno studio a matita con il volto della Madonna (quasi concordemente attribuito a Fra’ Bartolomeo) e un nudo femminile assegnato al Parmigianino.

Tra i fogli più antichi presenti nel Fondo Corsini si trovano quelli di ambito toscano dal Quattrocento al Settecento, di autori quali Maso Finiguerra, Benozzo Gozzoli, Domenico Ghirlandaio, Bartolomeo della Gatta, Pesellino, del Verrocchio e della sua scuola.

Particolarmente rappresentati nel nucleo dei “fiorentini” sono gli autori del primo e secondo Cinquecento, tra i quali Andrea del Sarto, Pontormo (con oltre trenta studi), Vasari, Alessandro Allori, Santi di Tito, Cigoli, Poccetti, Boscoli.

Per il Seicento si hanno la serie di diverse centinaia di studi di Francesco Curradi e i 140 disegni riconducibili a Stefano della Bella e, tra gli altri, i saggi di Matteo Rosselli, Cristofano Allori, Bilivert, Carlo Dolci e del Volterrano.

Dalla ricchissima biblioteca del cardinale Gualtieri (tra Sei e Settecento), incorporata nel Fondo Corsini, provengono disegni per lo più di ambito romano, tra cui i consistenti fondi di opere di Giacinto e Ludovico Gimignani, dei fratelli Giacomo e Guglielmo Courtois, il volume con fogli di Lanfranco, di Gianlorenzo Bernini e della sua cerchia (tra cui caricature e studi decorativi e per apparati), di Lazzaro Baldi, dei maratteschi; sono inoltre presenti sia il nucleo di Caspar Van Wittel –  la cui attribuzione è ancora incerta – oltre ai volumi con disegni “dall’antico” del diciassettesimo secolo e un volume con paesaggi e studi naturalistici di Giovanni Francesco Grimaldi. Infine sono da citare alcuni bei disegni di Giuseppe Ribera e Salvator Rosa e una serie di vedute attribuite al napoletano Alessio de Marchis.

Anche nel Fondo Nazionale si conservano opere di alto valore storico-artistico, come il tardo trecentesco Libro di Giusto o de Gli uomini illustri, con sedici raffigurazioni allegoriche delle Virtù e delle Arti liberali e, al rovescio, ritratti di personaggi celebri.

Tra le prime e più importanti acquisizioni del Fondo Nazionale è da citare quella avvenuta tra il 1898 e il 1900 del Codice degli Anacoreti, di ambito tardo gotico lombardo e databile intorno al terzo decennio del Quattrocento

Per il Seicento si contano ancora opere di Guercino, di Pietro da Cortona e Ciro Ferri; vi è anche il famoso Taccuino Odescalchi, assegnato all’Istituto dopo un sequestro giudiziario, contenente un centinaio di schizzi e studi, sempre di Pietro da Cortona e Ciro Ferri.

Non mancano, seppure di consistenza quantitativamente più limitata rispetto ai disegni toscani e romani, fogli rappresentativi della scuola napoletana, bolognese, veneta e genovese, specie in seguito alle acquisizioni delle raccolte D’Avella e Meli Lupi di Soragna.

In particolare occorre poi ricordare il nucleo di opere fiamminghe e olandesi e quello, di notevole interesse, di disegni architettonici, soprattutto settecenteschi, tra cui gli oltre centoventi di Ferdinando Fuga. Pervenuto, come questi ultimi, al principio del Novecento, è poi l’importante fondo di circa 400 fogli di Felice Giani. Per il diciottesimo secolo notevoli anche i disegni di Pier Leone Ghezzi del quale si conservano, tra studi dall’antico, caricature e composizioni per dipinti, oltre 300 opere.

Ancora al Fondo Nazionale appartiene un considerevole numero di fogli di Nicolas-Didier Boguet, un artista francese dimorante a Roma a partire dal 1783 del quale l’Istituto possiede 5 volumi con oltre mille disegni, con vedute di Roma, dei paesi vicini e di numerose altre località dell’Italia centrale.

Dell’Ottocento e del primo Novecento si hanno esempi significativi principalmente della scuola romana, toscana e napoletana, da Francesco Coghetti a Cesare Mariani e ai tanti rappresentanti della “campagna romana”: da Giovanni Fattori a Telemaco Signorini fino ai fratelli Gigante e a Fergola oltre a diversi taccuini e album di studi di autori italiani come Domenico Morelli.

Delle numerose acquisizioni e principali lasciti si citano quelli de Carolis, Pettinelli, Ugonia, Balsamo Stella. Vanno ricordate infine le relativamente recenti acquisizioni di 4 studi architettonici di Francesco Borromini e della collezione Osio pervenuta all’Istituto nel 1999 e che raccoglie circa 3100 fogli; una cospicua parte di questa raccolta è riconducibile all’ambito lombardo del Sette e Ottocento, con fogli di alcune delle personalità più significative del tempo come Andrea Appiani, Giuseppe Bossi, Giuseppe Bernardino Bison.