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Apre al
pubblico il 1 aprile 2008, nelle sale espositive di palazzo Poli a Fontana
di Trevi una mostra di disegni, per la maggior parte cinquecenteschi,
raccolti da padre Sebastiano Resta, figura chiave del collezionismo
e del mercato del disegno tra la fine del '600 e l'inizio del '700,
raccolti nel volume denominato Libro d’Arabeschi, conservato
nella Biblioteca Comunale di Palermo.
Padre
Sebastiano Resta (Milano 1653 – Roma 1714) si trasferì dalla sua
città natale a Roma nel 1661. Nel 1665 fu ammesso a far parte dei
Padri Oratoriani e cominciò la sua intensa attività di raccolta
in campo artistico. Trattenne contatti e relazioni sociali con i più
importanti conoscitori e collezionisti di grafica, divenendo punto di
riferimento fondamentale in questo particolare ambito. Le sue attribuzioni,
ritenute semplicistiche e facili (si ricordano ad esempio quelle riferite
ai disegni di Correggio), lo accreditarono di una cattiva fama critica
e alimentarono giudizi negativi protrattisi fino al XX secolo.
Solo recentemente, grazie alla ricostruzione delle fonti e ad una maggiore
attenzione al collezionismo del disegno da parte di studiosi come il Mariani,
la De Vito, il Popham e il Grassi, la figura di Padre Resta è stata
giustamente collocata nella storia del collezionismo del disegno.
Del
Libro d’Arabeschi, ritrovato
dieci anni orsono nei ricchissimi fondi della Biblioteca Comunale di Palermo,
era nota l’esistenza da varie citazioni di Resta, ma se ne erano perse
le tracce. Si tratta di uno dei più antichi volumi da lui assemblati,
che inviò a Palermo in dono all’amico Giuseppe Del Voglia nel 1689.
Il Libro è il più significativo arricchimento recente
alla storia del collezionismo di grafica del Seicento in Italia.
Rilegato in marocchino rosso, il volume si compone di 242 pagine sulle
quali sono applicati 292 disegni e 15 stampe. E’ stato identificato grazie
alla presenza delle note vergate a penna sulle pagine o in margine ai
fogli. Fa parte della raccolta di disegni, costituita da più di
30 volumi organizzati per argomenti o per scuole, tutti glossati da ampie
scritte autografe del collezionista che fornivano importanti notizie sull’attribuzione,
la provenienza e la storia dei disegni. Di questi volumi, oggi per la
maggior parte smembrati ed i cui fogli sono confluiti nei fondi di grafica
dei maggiori gabinetti di disegni di tutto il mondo, ne restano solo cinque
ancora integri: la celebre Galleria Portatile e il Piccolo
Codice Resta con copie di Rubens da sculture antiche, entrambi conservati
nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, un volumetto intitolato Correggio
a Roma al British Museum di Londra, un piccolo taccuino del Figino
oggi al Metropolitan Museum di New York, un volume di studi di un artista
cortonesco alla Biblioteca Nazionale di Roma. Ad essi si aggiunge adesso
il Codice ritrovato a Palermo.
Nel volume palermitano Resta propone una storia illustrata dell’ornato
e della decorazione in Italia dalla fine del Quattrocento fino al Seicento,
con particolare attenzione a Roma e all’Italia centrale, ripercorrendo
l’evoluzione di un genere trascurato dalla critica e dai collezionisti
del suo tempo. In questo ambizioso progetto Resta evidenzia le molteplici
applicazioni di tale tipologia disegnativa, dallo studio di monumenti
e statue antiche all’ornato architettonico, dai progetti per oreficerie
alle vedute e ai paesaggi, fino ai disegni per fregi e volte decorate
a grottesche, che costituiscono il nucleo più ricco del volume.
L’attribuzione di questi progetti è problematica, ma in molti casi
è stato possibile ricostruire la finalità e delineare in
tal modo l’evoluzione del gusto della “grottesca” a Roma dal 1540 al 1600
circa, attraverso le più importanti imprese papali e dei due maggiori
committenti artistici del secondo Cinquecento, il cardinal Ippolito d’Este
a Villa d’Este a Tivoli ed il cardinal Alessandro Farnese a Caprarola.
Le varie sezioni in cui è articolato il percorso espositivo della
mostra seguono le suddivisioni impostate nel volume da Resta.
L’esposizione è inoltre accresciuta da alcuni volumi provenienti
da prestigiose biblioteche, quali il Piccolo Preliminare all’Anfiteatro
pittorico, della Biblioteca Nazionale di Roma, il Piccolo Codice
Resta della Biblioteca Ambrosiana di Milano e due scritti conservati
presso la Biblioteca dei Lincei e Corsiniana di Roma, L’Arte in Tre
Stati e le Lettere di Resta a Giuseppe Ghezzi.
Il
restauro
Il complesso intervento conservativo del Codice Resta di Palermo è
stato affidato, dalla Regione Sicilia, al Laboratorio di Restauro opere
d’arte su carta dell’Istituto Nazionale per la Grafica. Sono state svolte
su un nucleo prescelto di esemplari dettagliate analisi diagnostiche,
avvalendosi della collaborazione del Laboratorio di diagnostica per le
matrici dell’Istituto, del Laboratorio di chimica dell’Istituto Superiore
per il Restauro e la Conservazione e del Laboratorio di chimica dell’ex
Centro di Fotoriproduzione, Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato.
Le indagini conoscitive sui materiali hanno permesso la scelta dei procedimenti
di conservazione più idonei e l’approfondimento storico critico
delle tecniche d’esecuzione delle opere. Sono stati quindi selezionati
e predisposti per l’esposizione oltre 120 disegni. A restauro completato,
tutti i fogli torneranno nel volume, ricostituito secondo l’intenzione
critica e metodologica voluta in origine da padre Resta.
Il
catalogo edito a Milano nel 2007 dalla Silvana Editoriale SPA,
dal titolo I disegni del Codice Resta di Palermo, riproduce tutti
i disegni presenti nel volume e ha accompagnato la prima edizione della
mostra che si è tenuta presso La Galleria Comunale d’Arte Moderna
di Palermo, dal febbraio al maggio 2007. Contiene saggi di Simonetta Prosperi
Valenti Rodinò, Vincenzo Abbate e Filippo Guttuso nonché
contributi di Marzia Faietti, Fabio Fiorani, Arnold Nesselrath, Cristina
Riebesell, Richard Tuttle.
La
mostra è a cura di Simonetta Prosperi Valenti Rodinò e Fabio
Fiorani |