Vedute

 

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Da un punto di vista teorico non è chiara la ragione per cui padre Resta abbia scelto di inserire nel Libro d’Arabeschi anche alcuni disegni di paesaggio, per lo più raggruppati verso la fine del volume. Forse, nel suo modo un po’ dilettantesco di adeguarsi alla teoria classicista, Resta considerava il paesaggio un genere minore rispetto alla più colta ‘pittura di storia’, destinato perciò ad ornare per diletto gallerie di palazzi gentilizi senza alcuna finalità etica o didascalica: con questa funzione ornamentale, il disegno di paesaggio poteva figurare nel contesto di un volume interamente dedicato all'arte decorativa.
Fanno parte di questo gruppo paesaggi ideali à la manière de Giovan Francesco Grimaldi (1606-1680) e alcuni interessanti scorci di Roma – tra cui una pittorica veduta dell’arco di Costantino attribuibile a Pierre Lemaire – insieme ad una veduta del palazzo del Podestà di Orvieto di Federico Zuccari, documento dell’interesse dell’artista per il paesaggio urbano e del suo passaggio per la città umbra nel 1574.


Scuola francese, metà del XVII secolo
Veduta laterale dell’arco di Costantino
Pennello, acquerello grigio su carta bruno chiara, mm. 340×235

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Etienne Du Pérac (Parigi? 1520 ca. – 1604?)
Tempio di Giano e San Giorgio al Velabro
Penna, inchiostro metallo-gallico su carta vergata,
mm. 200×392

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Federico Zuccari
(Sant’Angelo in Vado 1540/1541 – Ancona 1609)

Veduta del palazzo del Podestà ad Orvieto
Matita nera e matita rossa su carta bianca, mm. 247×355

 
 
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