Vedute
|
|
|
| Da un punto di vista teorico non è chiara
la ragione per cui padre Resta abbia scelto di inserire nel Libro
d’Arabeschi anche alcuni disegni di paesaggio, per lo più raggruppati
verso la fine del volume. Forse, nel suo modo un po’ dilettantesco
di adeguarsi alla teoria classicista, Resta considerava il paesaggio
un genere minore rispetto alla più colta ‘pittura di storia’,
destinato perciò ad ornare per diletto gallerie di palazzi
gentilizi senza alcuna finalità etica o didascalica: con questa
funzione ornamentale, il disegno di paesaggio poteva figurare nel
contesto di un volume interamente dedicato all'arte decorativa. |
||
|
Scuola
francese, metà del XVII secolo Veduta laterale dell’arco di Costantino Pennello, acquerello grigio su carta bruno chiara, mm. 340×235 |
||
|
Etienne
Du Pérac (Parigi? 1520 ca. – 1604?) Tempio di Giano e San Giorgio al Velabro Penna, inchiostro metallo-gallico su carta vergata, mm. 200×392 |
||
| Federico
Zuccari (Sant’Angelo in Vado 1540/1541 – Ancona 1609) Veduta del palazzo del Podestà ad Orvieto Matita nera e matita rossa su carta bianca, mm. 247×355 |
||
| Torna indietro |